Energia fai-da-te lo Stato paga in ritardo

Secolo XIX 28/7/09
fonti rinnovabili
Fotovoltaico, i conguagli offerti sono invitanti ma arrivano dopo mesi. Così per molti l’investimento fatica a stare in piedi
GENOVA. Dove non può la coscienza, può il denaro. Concetto poco nobile, ma dietro cui si nasconde il segreto di un boom, quello delle fonti rinnovabili, su cui nessuno in Italia era seriamente disposto a scommettere, almeno fino a pochi anni fa. E invece, complici degli incentivi statali molto invitanti, in Italia da un po’ di tempo a questa parte è esplosa la moda dell’elettricità fai-da-te, dell’autoconsumo e dell’energia verde.
La tecnologia oggi più a portata di mano è quella del fotovoltaico, investimento a 20 anni di circa 16-17 mila euro, con ritorno in 10 anni. Molti installatori di impianti elettrici hanno fiutato il business, offrendo ai clienti un pacchetto tutto compreso, dal tecnico che ti installa i pannelli fino all’impiegato che svolge per te tutta la complessa pratica burocratica, trasformandoti finalmente in un’utente a impatto ambientale zero. Ora, proprio questi stessi operatori, alle prese con carte e scartoffie da inviare al Gse, si trovano in difficoltà: perché da un po’ di tempo a questa parte il “Gestore dei servizi elettrici”, la struttura del ministero del Tesoro preposta ai pagamenti degli incentivi e dei conguagli per il fotovoltaico, sta facendo una certa fatica a mantenere il passo. I pagamenti ritardano di circa sette mesi, e chi fa investimenti, diciamo così, un po’ “tirati”, spesso si trova poi esposto, nonostante le banche in questo campo facciano condizioni di favore. Per capire come funziona il meccanismo, bisogna fare un passo indietro. Dunque, chi installa un impianto fotovoltaico in casa – in Italia sono 40 mila quelli che hanno fatto questa scelta, quasi tutti per uso domestico, quindi sistemi con potenza da un 1 a 3 kW di potenza – comincia a produrre energia. Tutta questa energia prodotta, viene buttata nella rete elettrica. Siccome gli elettroni non hanno la targa, solo a posteriori viene conteggiato quanto è stato prodotto per l’uso domestico e quanto invece è stato ceduto alla rete elettrica. Chi ha l’impianto fotovoltaico riceve i vantaggi prodotti dal cosiddetto Conto Energia, che viene corrisposto dal Gse. Si tratta dell’incentivo e, di solito, dello “scambio sul posto”, usato da chi ha un impianto di piccole dimensioni. Il primo remunera ogni kWh prodotto da 35 a 48 centesimi di euro, a seconda della tipologia di impianto. Più l’impianto è piccolo piùè alto l’incentivo. Ogni due mesi, oppure quando si raggiungono i 200 euro, arriva l’assegno a casa. Lo “scambio sul posto” invece è usato dalla maggior parte di coloro che hanno installato l’impianto fotovoltaico per usi domestici, e solo in pochi hanno impianti così grandi (oltre 20 kW) pensati per “vendere” energia alla rete elettrica. Così, chi è piccolo produce energia. Quella autoconsumata è gratis, quella ceduta alla rete viene pagata con un conguaglio sulla bolletta. A completare le ragioni dell’investimento, c’è la tabella in testa a questa pagina, secondo dati riportati da Vincenzo Spagnuolo, responsabile per il Nord Ovest di Enel.Si, la società dell’Enel che si occupa di proporre servizi e prodotti per il risparmio energetico. «È il momento di investire – dice Spagnuolo – perché l’incentivo è ancora più alto rispetto a quello che dovrebbe essere. Mediamente, per tutti gli impianti, l’investimento è a 20 anni, il costo dell’operazione sui 16-17 mila euro: il rientro è circa dopo una decina di anni, da quel momento, si comincia a guadagnare».
Le lentezze burocratiche, secondo Spagnuolo «ci stanno, perché comunque siamo in una fase di rodaggio».Di diverso avviso il punto di degli installatori. È bastato fare un giro di telefonate. Alla Sole Mare Energia della Spezia sono i più allarmati: «Le cose sono cambiate da gennaio, quando è cambiato il sistema tariffario. Ora il contratto lo fai direttamente con Gse, non più con il gestore della rete. L’incentivo arriva regolarmente, ma i rimborsi hanno ritardi di sette mesi: e chi ha fatto l’investimento, si trova esposto con le banche». Alla Esi di Genova c’è il sospetto che «i conguagli siano fittizi, perché i contatori vengono letti una volta all’anno» mica ogni bolletta. L’impressione, «è che ci sia stato un intasamento da quando le pratiche sono passate al Gse». Sei-sette mesi di ritardo sul conguaglio vengono anche segnalati dalla Elettrosistem di Finale Ligure, così come dalla Energy Project di Parma. Un po’ meglio la situazione dichiarata dalla Impianti Solari di Napoli. Anche qui, nessun problema sull’incentivo, ma «le lentezze burocratiche provocano ritardi di circa quattro mesi». «Tutto a posto… Nessun problema!»è la risposta della Termoidraulica Agostini di Roma, e anche dalle parti di Acqui Terme sono tutto sommato positivi «a parte qualche “cavolatina” burocratica».
Insomma, l’impressione generale è che al Gse si sia prodotto un intasamento di carte, e che molte pratiche rimangano ferme sul tavolo per mesi e mesi, prima di essere evase. Gli stessi installatori segnalano come, quando il conguaglio era fatto dai gestori della rete, le pratiche risultassero molto più fluide. Rodaggio, ma intanto chi investe rischia di trovarsi in serie difficoltà. Al Gse purtroppo ieri non c’era nessuno che potesse dare risposte precise sull’argomento.
Alberto Quarati

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