Voci migranti per scacciare la paura

Manifesto 22/7/09

ILLUSTRAZIONE TRATTA DA «AMERICAN ILLUSTRATION» N.13 SAGGI Gli «Intrusi» tra noi

Alessandra Sciurba
LIBRI RAMONA PARENZAN, INTRUSI. VUOTO COMUNITARIO E NUOVI CITTADINI, OMBRE CORTE, PP. 159, EURO 14
«Ciò che si registra negli ultimi anni è uno stacco, un passaggio d’epoca, ovvero una demolizione e una metamorfosi di certe immagini d’esistenza che termina, e trova nuova nascita, nel raggiungimento di altre soglie e di altre figure di verità». Così inizia il libro della studiosa Ramona Parenzan, che di questo stacco e di questa metamorfosi, dipinge un quadro a tinte forti, ricostruendoli soprattutto attraverso la presa di parola di chi concretizza in sé il passaggio a un nuovo mondo. Gli Intrusi, i fuori posti, gli appena arrivati o i dislocati, sono le figure di questo tempo e di questo spazio in divenire, che impone la decostruzione e la riedificazione di comunità che possono avere caratteristiche potenzialmente opposte. La fuga nell’immaginario nostalgico di un’unità mai realizzata ma sempre evocata, monolingua, monocultura, monocolore. Oppure la presa di coscienza coraggiosa di cosa significhi oggi ridefinire uno stare insieme sociale all’epoca della mondializzazione e delle diaspore, ma che i discorsi ufficiali e le parole impaurite dei vecchi cittadini continuano a rifiutare.
Attraverso un’analisi attenta delle dinamiche profonde che hanno scatenato e poi accompagnato l’evoluzione ancora in atto della disgregazione dei Balcani, Parenzan dimostra come il mito politico del guerriero, o il circo umanitario e la politica della pietà, rappresentino un aspetto delle nuove guerre che si riproduce costantemente anche nelle società formalmente pacificate. Guardando a un’Italia sempre più piccola e travolta dall’insicurezza, questo libro restituisce l’immagine di una società miope, incapace di produrre progetti a lungo termine, pervasa da luoghi comuni che innescano un consumismo mediatico ed emotivo dalle conseguenze pericolose e disgreganti.
Eppure, intessendo una preziosa trama di testimonianze provenienti dall’ex Jugoslavia e di narrazioni in prima persona raccolte tra i migranti in Italia, intrusi per antonomasia nelle metropoli e non solo, Parenzan riesce anche a raccontare la parte costruens di questa società in evoluzione, in cui le parole migranti diventano forme insopprimibili di resistenza, capaci di proporre un modello di cittadinanza che superi definitivamente lo spirito del borgo proprio della palanka serba come dei miserevoli miti del nuovo nazionalismo xenofobo che in Italia si traduce nelle ronde padane e nell’apartheid istituzionale. Le badanti e in generale i migranti lavoratori a nero, così come i rifugiati e le seconde generazioni, offrono il loro punto di vista sulla realtà italiana, dipingono per quello che sono le case nelle quali lavorano o dove abitano, liberati, attraverso la pratica del racconto, dello spoliticizzato ruolo di «schiavi domestici» che si vorrebbe attribuire loro. In questo modo, come si legge nella bella prefazione di Augusto Illuminati, l’estraneo si rivela «portatore di una vita che altrimenti si spegnerebbe», al di là di tutte le retoriche e la «paura», propria di «una società meticcia, variegata, plurale» che «produce sofferenza e cristallizza il risentimento».
Risalendo alle cause profonde, sociali, antropologiche, della guerra nei Balcani, Intrusi porta alla luce le possibili degenerazioni implicite in ogni idea di comunità che non sia quella inoperosa del filosofo francese Jean-Luc Nancy: una comunità semplicemente vissuta prima che immaginata, incompiuta per definizione e in continuo divenire, all’interno della quale non esiste alcun noi originario, ma differenti soggettività che si annodano insieme, una moltitudine che produce inedite forme di con-cittadinanza, come le definisce Parenzan, prive di paternalistiche richieste di integrazione, come di guerresche chiusure identitarie.
E questo è l’unico esperimento da tentare: la costruzione di un terzo spazio in cui ciascuno riassuma l’arendtiana capacità di azione e di parola, di apparire al mondo e agli altri in quanto essere politico e singolare che ricostruisce, e senza sensi di colpa o costrizioni, la propria appartenenza alla comunità.

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