Mohamed ha vinto, l’Atm deve accettare la sua domanda di assunzione
Manifesto 22/7/09
MILANO Il Tribunale accetta il ricorso di un marocchino escluso per un decreto del 1931. Per l’azienda dei trasporti c’era il rischio attentati
Luca Fazio
A saperlo prima, l’Azienda trasporti milanesi (Atm) avrebbe fatto un affare ad assumere senza tante storie Mohamed Hailoua. Lui è il ragazzo marocchino che ha presentato ricorso in quanto l’azienda – come è scritto sul bando per le assunzioni – si rifiuta di prendere in considerazione le domande di chi non ha la cittadinanza italiana in base a un regio decreto del 1931. L’Atm, invece, è l’azienda che per prima ha fatto sua la filosofia paranoide della sicurezza, per il semplice fatto che tra i suoi passeggeri gli stranieri sono maggioranza.
Ecco perché il caso di Mohamed Hailoua è significativo, tanto più che ieri, dopo un primo ricorso respinto, il Tribunale di Milano gli ha dato ragione con parole inequivocabili, e imbarazzanti per un’azienda che fa di tutto per accreditarsi come amica dei cittadini, con stucchevoli campagne educative e mostre antirazziste dedicate proprio ai clienti stranieri.
Il giudice Chiarina Sala ha detto due cose fondamentali. Che il requisito di cittadinanza ai fini dell’assunzione «viene ad assumere i connotati di una disparità di trattamento in senso diseguale e più svantaggioso», e che «è accertato il carattere discriminatorio del comportamento di Atm Spa». Discriminazione razzista. Chissà oggi come è dispiaciuto Elio Catania, il presidente di Atm, uomo saggio che in fondo aveva visto giusto a proposito del regio decreto: «Potrebbe valere la pena di rivederlo, visto che ha più di 70 anni, è superato, antistorico e inadatto a gestire aziende moderne orientate all’efficienza». Parole sue. Peccato che durante il dibattimento il responsabile dell’ufficio legale dell’Atm, il bravo avvocato Roberto Rho, sia riuscito a «politicizzare» oltremisura il caso depositando una memoria difensiva sfacciatamente discriminatoria. «Non v’è chi non veda – aveva alzato il tiro l’avvocato – che il trasporto pubblico involga delicati aspetti di sicurezza pubblica, ed è particolarmente esposto, ad esempio, a rischio attentati. E’ proprio di questi giorni la notizia, apparsa sulle maggiori testate giornalistiche, che cinque terroristi maghrebini avrebbero organizzato un attentato nella metropolitana milanese che avrebbe dovuto realizzarsi prima delle elezioni del 2006». L’equazione dell’avvocato circa la potenziale predisposizione terroristica di tutti gli arabi non vale la pena di essere svolta. Ma questo deve essere sembrato troppo ai giudici del Tribunale del Lavoro, che con la sentenza di ieri intimano all’Atm di togliere i requisiti di «italianità» nel bando di assunzione.
Probabilmente il presidente Catania, fatta la figuraccia, deciderà di assumere un basso profilo. E non gli faranno certo piacere gli «argomenti» sollevati ieri dall’euro deputato leghista Salvini, il ragazzone dalla faccia sveglia che rutta coretti contro i napoletani e propone l’apartheid sul tram. «E’ ora che certi giudici si trasferiscano in Marocco». Meglio il silenzio, per l’Atm. Invece sarebbe utile che i milanesi cominciassero a chiedere conto della logica poliziesca che ha trasformato l’azienda. Raddoppio delle guardie di sicurezza e dei controllori (da 200 a 400), impiego di 100 guardie giurate, posizionamento di 2500 telecamere biometriche, costituzione di un nucleo di polizia locale di 30 agenti, e tutta una serie di «blitz» per scovare «portoghesi» (stranieri) e «clandestini, e sono performance che sempre esaltano il vice sindaco De Corato (l’ultima, un’altra figuraccia: le ronde dei Blue Berets sulla metropolitana, subito revocate perché legate al movimento fascista di Saya).
E Mohamed Hailoua? Dice che sta preparando la domanda di assunzione per l’Atm. E prima o poi il presidente Elio Catania sarà costretto a dirgli no o sì, e allora saranno strette di mano. Basta che la pianti.

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