E l’Italia dei Valori lancia un sit-in sotto al Quirinale

Manifesto 22/7/09

INTERCETTAZIONI Il Pdl valuta le modifiche sulla stampa. Fini col presidente: «Importante un testo condiviso»

Sara Menafra
L’ex pm Antonio Di Pietro batte e ribatte sullo stesso tasto. Anche se il Partito democratico non ha ancora siglato nessun inciucio in tema di intercettazioni e sebbene la legge sia ferma in senato, per questa mattina alle 11, ha lasciato che il suo partito organizzasse un sit in sotto il palazzo del Quirinale. Costituzioni alla mano e, in favor di telecamera, uno striscione con su scritto: «Giorgio non firmare». Sottinteso, la legge sulle intercettazioni che rischia di affossare indagini e cronaca giudiziaria. Lui, Di Pietro, fino all’ultimo non ha detto se ci sarà e, formalmente, l’iniziativa è stata lanciata dal senatore Stefano Pedica.
L’effetto è garantito. Il picconatore di Montenero di Bisaccia ha anticipato il proprio pensiero sul blog, con un titolo «Meglio la scimitarra», e una immaginetta della spadone piazzato su una piuma, che sintetizzano come l’ex magistrato la pensi all’opposto di Napolitano (che due giorni fa, ha detto appunto, «meglio la piuma che un vano rotear di scimitarre»).
L’iniziativa è stata accolta dal silenzio ostile del Partito democratico. Che a dire il vero, non sembra disposto a modificare più di tanto le proprie posizioni sulla legge anti intercettazioni voluta da Ghedini e Berlusconi. Ieri, la capogruppo in commissione giustizia alla Camera, Donatella Ferranti, ha provato a dire che il testo dovrebbe essere modificato almeno su editoria e gravi indizi di colpevolezza: «Siamo pronti al dialogo se c’è un passo indietro sul problema della responsabilità degli editori e sugli evidenti indizi di colpevolezza perché si proceda all’intercettazione (che è come dire che per fare una perquisizione si deve già sapere chi è il colpevole)». Ecco. Peccato che modificata in quei punti, la legge perderebbe buona parte della carica distruttiva con cui è stata concepita.
A scanso di equivoci, il presidente della camera Fini si è nuovamente allineato agli auguri lanciati dal Quirinale: «Un testo condiviso sarebbe un fatto largamente positivo per la qualità della legislatura».
Basteranno le parole di Fini? Pare di no. Al momento, nella commissione inaugurata da Ghedini, si starebbe affacciando l’ipotesi di annunciare le modifiche già alla fine della legislatura, magari sfruttando la pausa estiva dei tribunali che va dal 15 agosto al 15 settembre. Nella forma, il testo resterebbe duro. Nella sostanza, però, ci sarebbero aperture significative sulla stampa – anche solo eliminando le multe agli editori – e più blande nei confronti delle procure. La formula attuale che parla di «gravi indizi di colpevolezza», sarebbe modificata ma rimarrebbe, di fatto, rigida quanto lo è oggi.
Al Csm, infine, si avvicina un nuovo scontro. Le pratiche a tutela (tra cui quella per la giudice Gandus del caso Mills) annunciate per questa settimana in plenum nell’ordine del giorno al momento non ci sono. E se Mancino non cambierà in corsa il programma potrebbe scoppiare l’ennesima polemica.

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