A Londra anche i non musulmani apprezzano la Sharia

Secolo XIX 22/07/2009
la tendenza
Sono sempre di più
le persone che scelgono
di rivolgersi ai tribunali islamici che si dimostrano spesso rapidi e efficaci

LONDRA. Preferiscono rivolgersi ai tribunali islamici che applicano la sharia, perchéè un sistema giudiziario spesso più veloce e meno farraginoso di quello britannico. Cresce così in Gran Bretagna il numero di non musulmani che risolve le sue controversie con islamici grazie all’aiuto degli Imam, almeno per quanto riguarda la soluzione di cause civili e di natura commerciale.
Il Muslim Arbitrator Tribunal di Londra fa sapere che il 5% delle cause esaminate riguarda non musulmani che si rivolgono al tribunale islamico. Secondo Freed Chedie, un avvocato portavoce di Faiz-ul-Aqtab Siqqiqi, fondatore dello stesso tribunale, uno dei motivi alla base del fenomeno è che nella sharia «si dà più peso agli accordi verbali, al contrario dei tribunali britannici», ha detto al Times, aggiungendo che quest’anno sono stati 20 i casi giudicati dal tribunale che coinvolgevano non musulmani.
Il Regno Unito, e Londra in particolare, in questi anni sono emersi come avanposto europeo delle comunità musulmane, è qui che sono sorte le prime banche islamiche (che hanno tra le loro caratteristiche quella di non imporre interessi), ed è anche qui che i tribunali proliferano, trovando anche un certo favore nella società. Fece discutere la posizione espressa dall’Arcivescovo di Canterbury, massima autorità spirituale della chiesa anglicana, quando lo scorso anno disse che è«inevitabile» che nel Regno Unito si adottino «parti» della Sharia. Si «deve prendere atto» che alcuni cittadini non si riconoscono nel sistema legale britannico, spiegò Rowan Williams argomentando che adottare parti della legge islamica aiuterebbe a mantenere la coesione sociale.
Osservazioni quelle di Williams che sollevarono una bufera e riaprirono il dibattito sul multiculturalismo in Gran Bretagna, esploso all’indomani delle stragi del luglio 2005. Ma la sua “visione” sembrerebbe confermata. Solo il mese scorso il Think Tank Civitas aveva contato 85 tribunali islamici in tutta la Gran Bretagna: oltre ai cinque tribunali gestiti dal Muslim Arbitration Tribunal a Londra, Manchester, Bradford, Birmingham e Nuneaton – istituiti in base ad una legge del 1996 (Arbitration Act) che regola i collegi arbitrali – ve ne sarebbero altri 80 che operano in sostanza a porte chiuse, senza garantire accesso a osservatori esterni e indipendenti.
In un caso, il mese scorso, un non musulmano ha portato davanti al Muslim Arbitration Trubunal il suo socio in affari che è invece musulmano. Gestiscono insieme una concessionaria di automobili e il primo sosteneva che «avevano contratto un stipulato verbale» che evidentemente il socio non intendeva rispettare. «Il tribunale ha accertato che quell’accordo effettivamente esisteva, che andava onorato e quindi il non musulmano ha ricevuto un risarcimento di 48.000 sterline», ha detto Chedie.
Il Muslim Arbitration Triibunal ha intenzione di triplicare la sua presenza sul territorio e aprirà nuovi tribunali in dieci città britanniche entro la fine dell’anno oltre ad ampliare la sua attività di assistenza.

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