Pacchetto sicurezza, un meeting per combattere la paura

Manifesto 21/7/09
Vincenzo Striano *
È stato prima di tutto il meeting delle ragazzine e ragazzini. Sono arrivati in numero assai superiore al previsto, per effetto di un passaparola misterioso. Tra i 15 e i 20 anni, palestinesi, rom, «seconde generazioni» dell’immigrazione, con loro adolescenti italiani tra cui molti che si preparano a partire per i campi di lavoro sulle terre confiscate alla mafia. Fanno attività di gruppo, frequentano i laboratori di spettacolo, vengono alle feste. Il Meeting è attrezzato solo in piccola parte per loro. Per molti degli organizzatori sono una presenza invisibile, incomprensibile. Difficile che vengano ai dibattiti. Sono però riusciti a tirarsi dietro tanti altri coetanei in vacanza. È complicato cambiare le idee dei grandi, ma per molti ragazzini questa esperienza antirazzista lascerà un segno.
Poi c’è il Meeting degli adulti che discute delle fatiche che aspettano chi ha consapevolezza che l’immigrazione sia il tema caldo della politica, ma è questione su cui la sinistra è poco preparata. Quando iniziò il meeting quindici anni fa sembrava tutto facile. Finalmente l’Italia non era più un paese di emigranti, era diventata Europa, gli stranieri venivano da noi a cercare lavoro. Per l’accoglienza bastavano le feste multietniche, «pedagogia del cous cous» diremmo ora. Oggi la destra morde duro su questo tema come su nessun altro. Arriva il decreto sicurezza con le ronde e l’altra robaccia. Una parte dell’opinione pubblica, spaventata, gradisce. Non è un problema solo italiano, gli ospiti di altri paesi europei raccontano che, anche senza Berlusconi e la Lega, la xenofobia è cresciuta. Nel parlamento europeo siedono deputati dichiaratamente neonazisti.
Bisogna organizzarsi, reagire: proponiamo la formazione a Bruxelles – nel Parlamento appena insediato – di un gruppo trasversale contro la xenofobia, stiamo creando una rete antirazzista di associazioni e istituzioni di città e regioni dell’Ue che operi tutto l’anno e che svolga al Meeting l’assemblea generale. La destra ha costruito la figura del «clandestino», che non è più semplicemente la condizione di una persona che, per effetto della legislazione del paese in cui arriva, non ha un permesso di soggiorno, ma diventa il criminale per eccellenza dei reati predatori. La paura viene costruita con un lavoro costante e attento che passa più per la narrazione mediatica della cronaca che per la politica. Ed è una campagna efficace. Anche a sinistra molti sentono il dovere di precisare che «una cosa è accogliere gli immigrati regolari, altra cosa sono i clandestini», senza accorgersi che è un’affermazione senza senso. Il paradigma del clandestino non deve essere messo in discussione.
Il Governo ha impugnato le leggi sull’immigrazione della Toscana e delle Marche che hanno il «difetto» di affermare che ci sono diritti delle persone legati a salute, tutela dei minori, assistenza sociale minima, che vanno garantiti a prescindere dallo status giuridico. Sembrerebbero cose non rivoluzionarie, premesse per sviluppare buone pratiche di inclusione, per costruire comunità basate sulla ricerca del benessere delle persone.
Forse sono proprio questi concetti semplici quelli da cui partire per rinnovare una sinistra che, se non ritrova il gusto della battaglia culturale sui grandi temi della modernità, è destinata a continuare a perdere. Il Meeting crede che si possa dare battaglia partendo dalla realtà. A centinaia sono arrivati gli stranieri provenienti da tutta la Toscana per l’assemblea dei migranti. Sono venuti ad esprimere le proprie paure, ma anche la voglia di non rimanere invisibili. Avanzano proposte concrete, non lamentele: omogeneizzare le forme di partecipazione, preferendo i consiglieri aggiunti alle consulte, far nascere un forum delle donne straniere, che non sono «le mogli degli immigrati» ma hanno propri e autonomi percorsi e richieste.
In fondo le politiche sull’immigrazione di Berlusconi hanno il grave difetto di essere propaganda reazionaria. Fanno assai male nel quotidiano a tante donne e uomini reali, come i profughi dei barconi respinti in mare, ma non riescono a governare la realtà, tant’è che i suoi governi hanno fatto le più grandi sanatorie della storia italiana.
*Presidente Arci Toscana

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