Immigrati, in un anno impennata di reati
Secolo XIX 21/7/09
dati a confronto
CRIMINALITÀ straniera, parlano gli arresti. Per omicidio. Non ce ne fu nessuno nel 2007, sebbene l’anno si fosse concluso con il delitto del marocchino Essali Mohssine, 31 anni, la sera del 22 dicembre ad opera di un colombiano (come scoperto, a tempo di record, dagli investigatori della squadra mobile) che però si rese irreperibile. Anche l’assassino albanese di Andrea Grassi (il diciassettenne morto in scooter, travolto da un’auto pirata nel luglio del 2007) fu arrestato l’anno successivo (sempre dalla squadra mobile), dopo una complicata indagine internazionale: Ylber Ndoi, 22, era stato fermato in Spagna per essere estradato in Italia nel novembre del 2008.
Compreso Ndoi, sono stati in tutto quattro gli arresti di stranieri per omicidio nel corso del 2008. Solo un raddoppio, rispetto all’anno precedente, secondo i dati dell’Ufficio Anticrimine della Questura di Genova, se si considera che due omicidi risalivano al 2007. Ma i dati rivelano un aumento anche di altre tipologie di reati divisi per nazionalità: triplicati gli arresti per spaccio di senegalesi (da 8 a 27), raddoppiati anche gli arresti per reati contro la persona e contro il patrimonio degli ecuadoriani (da 68 a 135).
Un’impennata di violenza, insomma, che – per tornare agli omicidi – ha avuto due culmini. Da una parte le due uccisioni avvenute nella discoteca latino americana New Chango: quello del ventunenne ecuadoriano Juan Carlos Alcivar Arteaga, il 13 gennaio, ad opera del peruviano di un anno più giovane Daniel Ernesto Ruiz Chavez (recentemente condannato a 12 anni), motivata anche da vecchi rancori legati a un regolamento tra bande, e quello, nemmeno un anno dopo, nella stessa discoteca che nel frattempo aveva cambiato nome. Da New Chango a Estrella. Javier Camarena Ymenez, detto “Ray”, promessa del baseball domenicano di 22 anni, fu ucciso (per amore) con una coltellata da un diciassettenne ecuadoriano.
Dall’altra, il caso più vicino all’ambiente in cui è maturato il delitto di domenica sera, ovvero la prostituzione. Si tratta dell’assassinio a botte della diciannovenne romena Violeta Dumitru, uccisa nel maggio scorso a calci del suo protettore Gheorghe Tanasa, anche lui romeno, di 30 anni. La massacrò a calci e pugni nell’appartamento dove vivevano entrambi, lei schiava e lui sfruttatore, in via Invrea.
Infine le morti di due marocchini: quella rimasta senza autore di Fdhila Gassan, in un primo momento identificato come Walid Nasser, trovato morto in un’intercapedine del Matitone il 13 gennaio 2008. La Procura di Genova ha recentemente archiviato l’inchiesta senza poter dare un nome all’assassino dell’uomo, ucciso a quanto pare nell’ambito di una faida tra nordafricani. Anche l’omicidio di Ahmed Jamil, trovato ai piedi di un cavalcavia dell’A7 con due colpi di pistola in testa (novembre 2008), era maturato nei giri della malavita straniera legata (secondo gli inquirenti) allo spaccio. Ma ad essere arrestati – dai carabinieri del nucleo investigativo – erano stati due italiani, i fratelli Vincenzo e Santo Caccamo.
Se poi si guarda l’anno in corso, sono già quattro gli arresti per omicidio in relazione al delitto dei vicoli, vittima il settantasettenne Angelo Peirè, forse l’apice della violenza toccata negli ultimi mesi a Genova: in carcere, al termine di un’indagine condotta in parallelo da polizia e carabinieri, sono finiti i quattro romeni Alexandru Toth, Marian Ciobanu, Andrei Chifan e Teodor Miu. Il ricettatore in pensione fu ucciso per poche centinaia di euro di gioielli che teneva in casa e che i quattro romeni avevano pianificato di rubare (forse senza premeditare l’omicidio). E ancora, per ultimo, il caso di domenica scorsa.
Reati in aumento, dunque. Gravi e meno gravi. Nel 2008 gli arresti di albanesi sono passati da 35 a 55, dei marocchini da 153 a 182. Scesi quelli di tunisini (da 52 a 47), algerini (da 52 a 32), nigeriani (da 13 a 11) mentre sono raddoppiati gli egiziani (da 3 a 6) e come accennato i senegalesi finiti in prigione sono addirittura triplicati (segnatamente per spaccio). Quello dei giovani senegalesi spacciatori è un fenomeno che merita una riflessione a parte e che ha scatenato anche le preoccupate esternazione dei “vecchi” della comunità genovese, i cosiddetti immigrati di prima generazione. «I nostri stanno cominciando a spacciare», aveva dichiarato un immigrato senegalese della prima ora, a proposito delle generazione nate in Italia. Quasi raddoppiati anche i pochissimi arresti di asiatici: da 6 di due anni fa, a 11 dell’anno scorso.
Francesca Forleo

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