«Mi ha difeso, in due lo hanno freddato»
Secolo XIX 21/07/2009
l’ombra della malavita
Albanese ucciso in via Milano, presi i primi membri delcommando. Una lucciola “contesa” ha svelato il movente
In principio, furono i napoletani. Cominciarono a “occupare” i caruggi nel Dopoguerra. Era la mala Anni ’60, che campava di contrabbando, prostituzione e bische. Una sorta di preistoria mafiosa, vista oggi, con affari in mano a poche famiglie. I Fucci, la più nota. Con Francesco, più conosciuto come “Man’ e pece” e la moglie Carmela: per tutti “Marechiaro”. Ma l’arrivo della droga e il controllo dello spaccio – con lo sbarco di calabresi e siciliani – cambia la geografia della malavita. E del crimine. Che negli Anni ’90 raggiunge l’apice con una serie di delitti, che sono il “botta e risposta” tra clan. Con esponenti come i Fiandaca e gli Emmanuello, legati a Piddu Madonia, infine “decapitati” da arresti e processi a fine Anni ’90.
LEI È UNA RAGAZZA romena che si prostituisce nei locali. Lo fa per tirare a campare ma lo fa da sola, senza protettori violenti o “pappa” che le portano via gran parte degli incassi. Cinque albanesi però, questa sua indipendenza non la tollerano proprio e pretendono di farle da magnaccia. Lui, Ilir Krypi, un quarantaduenne albanese di via Teglia, si mette in mezzo, per difenderla. E il gruppo lo fa fuori, sparandogli un colpo di pistola all’occhio destro.
A grandi linee è questo, secondo gli inquirenti coordinati dal sostituto procuratore Biagio Mazzeo, lo schema dell’omicidio avvenuto l’altra sera in via Milano, poco distante da piazza Di Negro. Dove Krypi è stato freddato con un colpo di revolver, di piccolo calibro, davanti allo sguardo della ragazza. Trasformatasi così in testimone chiave. Un assassinio per il quale ieri pomeriggio sono stati fermati i primi due indiziati, entrambi albanesi: Alfred Marra, 38 anni, ed Endrith Berja, di 24. Nessuno dei due, però, sarebbe l’esecutore materiale: colui che ha premuto il grilletto e fatto fuoco.
Chi era Ilir Krypi? Impiegato come asfaltista, viveva a Teglia con la moglie e i suoi due figli: una ragazza e un ragazzo. È quest’ultimo che gli agenti delle volanti, l’altra sera, hanno dovuto bloccare. Voleva vedere suo padre, ormai coperto da un telo bianco in via Milano. Non era il caso ed è stato accompagnato in questura. Dietro questo quadro di normalità però, c’è un precedente recente. Nel febbraio scorso, Krypi era stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta che aveva smascherato un giro di droga e cellulari che dall’esterno arrivavano nelle celle del carcere di Marassi. Grazie alla compiacenza di un agente della polizia penitenziaria. Questo almeno secondo quanto aveva ricostruito la Mobile.
Davanti al gip, Krypi era stato l’unico a non avvalersi della facoltà di non rispondere. Confermando un’intercettazione telefonica che lo vedeva protagonista ma, almeno stando ai verbali, senza accusare nessuno. Non aveva fatto alcun nome, non si era insomma comportato da infame. Ma certo non aveva taciuto e questo, in un primo momento, per gli inquirenti poteva rappresentare un movente non certo trascurabile per l’omicidio.
Invece, col passare dei minuti, gli investigatori della Omicidi guidati da Francesco Navarra e Alessandra Bucci, puntano verso un’altra pista e un altro movente. Perché in via Milano, oltre alla vittima, trovano due persone. Una è l’autista dell’Amt che, in attesa di ripartire con il suo bus dal vicino capolinea del 66, ha sentito lo sparo, poi le urla e ha chiamato il 113. La seconda è una ragazza di origini romene (della quale non pubblichiamo le generalità per motivi di sicurezza, ndr), che fa la prostituta. È in lacrime, pietrificata da ciò a cui ha appena assistito. Gli agenti cercano di tranquillizzarla e la accompagnano in questura. E lì, lei racconta cosa ha visto e mette i primi punti fermi all’indagine.
«Io lavoro per i fatti miei – inizia a raccontare agli investigatori – ma ci sono degli albanesi che vogliono farmi battere per loro. Stasera ci hanno seguito, io non volevo e ho chiesto aiuto a Ilir». È con quest’ultimo, e un amico di lui, che la giovane romena sale su una macchina. Il trio si dirige verso un bar di piazza Di Negro. «Dovevo parlare con Ilir e volevamo stare un po’ tranquilli – prosegue la giovane con la polizia – Ma appena siamo entrati nel bar io li ho visti. Ci erano venuti dietro, quegli albanesi. Siamo usciti e loro ci hanno raggiunti». In quel momento inizia la lite: «Gridavano in albanese – ricorda lei – Io non la capisco la loro lingua. Ilir si era messo fra me e loro. È successo tutto in un lampo. Uno di quei cinque gli ha bloccato le braccia, da dietro, mentre un altro ha tirato fuori la pistola e gli ha sparato in faccia». A quel punto l’amico di Krypi è fuggito e così hanno fatto gli altri cinque, due dei quali fratellastri, che bazzicano come la vittima la zona di Teglia.
Una testimonianza drammatica, che mostra agli inquirenti uno scenario forse non proprio atteso, ovvero la vendetta contro un connazionale che in qualche modo si era messo in mezzo. Le Mobile, da quel momento, è sulle tracce dei cinque. Due vengono fermati nel pomeriggio: Alfred Marra è difeso dall’avvocato Simona Perico, Endrith Berjo da Umberto e Paolo Pruzzo. Sospettati di aver fatto parte del gruppo. Ma un altro, con ogni probabiilità, ha materialmente premuto il grilletto.
Marco Fagandini

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