Immigrato senza diritto di paternità

Secolo XIX 20/07/2009
perchè irregolare
Senza permesso di soggiorno da cinque anni è padre di un bimbo e attende di poterlo riconoscere
DA cinque anni è padre di un bambino, ma non riesce a ottenere la paternità perchèè sprovvisto del permesso di soggiorno e vittima incolpevole della lentezza della giustizia italiana. E la questione finisce adesso sulla scrivania del console del Senegal.
Il protagonista di questa storia è un uomo africano che da tanti anni è in Italia senza però essere in regola con le norme sull’immigrazione. Nel 2004 allaccia una relazione sentimentale con una donna spezzina, che resta in stato interessante. In un primo momento il padre, probabilmente disorientato dalla situazione, non riconosce il figlio, forse anche perché la relazione affettiva appare a tratti instabile. Quando però nell’agosto dell’anno successivo la donna partorisce, il padre si presenta in ospedale per il riconoscimento, ma la sua ex compagna gli impedisce addirittura la visita nel reparto di maternità.
A quel punto l’uomo di rivolge all’avvocato Stefania Lombardi dello studio Lombardi per far valere le proprie ragioni. Il legale incardina un ricorso per il riconoscimento del bambino da parte del padre naturale. Si apre così un contenzioso davanti al tribunale dei minori di Genova e durante l’udienza la mamma dichiara che il senegalese è effettivamente il padre biologico di suo figlio, ma nonostante questo si oppone al riconoscimento, in quanto clandestino sul territorio italiano. A quel punto il processo comincia ad arenarsi. Il giudice trattiene la causa a sé per assumere determinazioni sulla procedibilità del ricorso, che si rivelerà correttamente impostato, anche sulla scorta dell’orientamento espresso dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione. Quindi ci sono i presupposti giuridici per il riconoscimento del diritto rivendicati dal padre. Passano tre anni e viene nominato il consulente d’ufficio per valutare la personalità del padre, giudicato violento dalla sua ex compagna. L’uomo viene sottoposto a visita e i consulenti, compreso quello di parte, depositano le rispettive relazioni.
Da allora non si sa più nulla del procedimento civile e le istanze urgenti presentate dall’avvocati Novelli sono cadute nel vuoto. Esaurito ogni suo strumento giuridico per far valere le proprie ragioni, al legale spezzino non è rimasto altro da fare che ricorrere alla Corte di Giustizia Europea e scrivere al console del Senegal, affinché possa intervenire a favore del suo connazionale. Adesso la partita giudiziaria non si gioca più entro i confini nazionali.
P. A.

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