Giustizia è fatta per Abba, 15 anni agli assassini
Manifesto 17/7/09
MILANO La sentenza per l’omicidio razzista del giovane preso a bastonate per un pacco di biscotti rubati
Mariangela Maturi MILANO
MILANO
Fausto e Daniele Cristofoli, gli assassini di Abdul Guiebre, sono stati condannati per concorso in omicidio volontario aggravato a 15 anni e quattro mesi di carcere.
Lo ha stabilito il gup di Milano Nicola Clivio al termine del processo con rito abbreviato che conclude il profilo legale di una vicenda iniziata il 14 settembre dello scorso anno, dopo l’omicidio del diciannovenne ucciso a sprangate per aver rubato un pacco di biscotti.
Quella notte, Abdul è morto in mezzo ad una strada mentre i suoi assassini lo colpivano urlandogli «negro di merda». L’odio razziale, però, non è stato contestato come aggravante in sede di processo, tanto che alcuni mesi fa il gup aveva respinto la richiesta del consolato del Burkina Faso di essere ammesso come parte civile; la famiglie Guiebre è originaria del Burkina Faso.
È stata accettata invece l’aggravante per motivi futili e abbietti, ma ai due imputati sono state concesse le attenuanti generiche per il «comportamento processuale». Ossia, per l’aver offerto alla famiglia Guiebre 100 mila euro a titolo di risarcimento. Il gup ha riconosciuto dei provvisionali di 100 mila euro per i genitori di Abba, e di 25 mila euro per ciascuna delle tre sorelle, mentre il risarcimento sarà stabilito in sede civile. Tutto sommato, la sentenza ricalca l’impianto accusatorio fornito dal pm Roberta Brera nella sua requisitoria: il magistrato aveva chiesto una pena di 16 anni e 8 mesi per entrambi gli imputati, partendo dal massimo della pena (30 anni), che con le attenuanti generiche scende a 24 anni, ridotti a 16 per l’aver proceduto con rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena).
Mirko Mazzali, legale della famiglia di Abdul, ha commentato la sentenza: «Dal punto di vista del diritto, ci interessava che il giudice riconoscesse il ruolo attivo avuto da entrambi gli imputati nell’omicidio e l’aggravante dei futuli motivi». Si lamentano invece i legali della famiglia Cristofoli, che aveva richiesto la derubricazione del reato: «La sentenza ci soddisfa solo in parte, ricorreremo in appello principalmente per riqualificare l’accusa da omicidio volontario a preterintenzionale».
La famiglia di Abdul non si dà pace. Suo padre Assane si aspettava una sentenza più severa, ma dice che sarebbe stata la stessa cosa: «Il perdente sono io, che sono senza mio figlio». Una delle sorelle del ragazzo ribadisce ciò che sin dall’inizio è stato per lei chiarissimo: «Mio fratello è stato ucciso per razzismo. Fino a oggi credevo nella giustizia, ma questa giustizia mi ha fatto crollare per terra: sono troppo pochi gli anni di pena». Neanche il cugino di Abdul, suo coetaneo, accetta la sentenza: «Io e i suoi amici l’abbiamo presa male, volevamo l’ergastolo. Capisco che l’ergastolo non è possibile, ma abbiamo tutti la rabbia in corpo e sicuramente organizzeremo qualcosa, una manifestazione per far capire alla gente che non è una sentenza giusta».

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