Fini con Napolitano «Rilievi incisivi» Il gelo di Berlusconi
Manifesto 17/7/09
LE CRITICHE DEL COLLE
ROMA
La scena si è svolta ieri mattina durante la conferenza dei presidenti di gruppo della camera. Il capogruppo del Pd Antonello Soro ha introdotto la questione della lettera con la quale Giorgio Napolitano ha avanzato critiche e preoccupazioni a riguardo della legge sulla sicurezza. «Lettera politicamente incisiva» si è inserito il presidente della camera Gianfranco Fini. Il Pd ha chiesto al governo di riferire in aula se e come intende dare seguito ai rilievi del Quirinale, visto che la legge a questo punto è a tutti gli effetti operativa, non avendo il capo dello stato negato la sua firma ad un testo che pure ha mostrato di apprezzare poco. Il governo però ha preso tempo. In difficoltà, il ministro per i rapporti con il parlamento Elio Vito si è riservato di valutare la richiesta del Pd. Aggiungendo che il presidente Berlusconi ha già fatto presente che l’esecutivo «terrà conto» dei rilievi del presidente della Repubblica.
La mossa del Pd a questo punto è azzeccata, anche se ha poche possibilità di risultare utile. È evidente che il governo non può permettersi di criticare il capo dello stato dopo che questi ha comunque firmato la controversa legge delle ronde e del reato di clandestinità. Ma morirebbe dalla voglia di aprire il fuoco sul Colle. Così la maggioranza. Si va dai parlamentari leghisti che chiudono ogni possibilità di revisione della legge «perché ne abbiamo discusso tanto prima e abbiamo fatto anche tutte le mediazioni possibili, la nostra proposta originaria in tema di clandestinità era molto più netta» come spiega il senatore del carroccio Sandro Mazzatorta. Fino al solito Maurizio Gasparri che non si controlla e torna a farsi offensivo con il capo dello stato: «Vedo che nella sua lettera si è occupato anche dello spray al peperoncino… nelle drogherie vendono l’acido muriatico, uno potrebbe andare a comprare una bottiglia di acido muriatico e tirarlo in faccia ad altri… Perché non facciamo una lettera sull’acido muriatico?». È vero, è Gasparri, ma è pur sempre del presidente dei senatori del Popolo della libertà. Che aggiunge: «Sarebbe bello scrivere lettere anche su quelle ronde non autorizzate che c’erano prima a Bologna e a Roma». L’ex colonnello di An esprime benissimo il vero sentire della maggioranza, che è molto lontano dal giudizio di Gianfranco Fini. Ma la linea di palazzo Chigi è obbligata: nascondere o al limite sopire ogni dissenso con il Quirinale. Certo il governo vorrebbe evitare un passaggio in parlamento che lo costringerebbe a esprimersi per accettare o (più probabilmente) respingere gli avvertimenti del Quirinale. Anche ieri Berlusconi si è tenuto sul vago: «Sulla lettera del presidente faremo una riflessione». Però poi si è sperticato in affettuosità verso il Colle: «Lo voglio ripetere ancora una volta, c’è un rapporto di estrema cordialità, ci diciamo tutto in maniera esplicita. Un rapporto che era ed è assolutamente positivo e che si manifesta in tutte le occasioni». Però subito il portavoce di Berlusconi ha dovuto smentire una serie di articoli usciti sui giornali di ieri in cui si raccontava la reazione rabbiosa del cavaliere di fronte alla lettera del Quirinale. Cose che non si possono dire. O al massimo le può dire Gasparri.

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