Berlusconi tende la mano al Colle
Secolo XIX 17/7/09
«Con Napolitano rapporto positivo». Ma i rilievi sul ddl hanno lasciato il segno
Roma. Il governo si adegua alle richieste del capo dello Stato: il regolamento attuativo delle Ronde è pronto (ne parliamo nell’articolo in basso, ndr). È la notizia che chiude una giornata ricca di colpi di scena sulla questione della legge sulla sicurezza promulgata da Napolitano con una serie di rilievi “pesanti” indirizzati all’esecutivo. Al mattino, il presidente della Camera Gianfranco Fini aveva definito «politicamente incisiva» la posizione assunta dal Quirinale, di fatto condividendola e creando qualche imbarazzo alla sua maggioranza.
Rompeva l’impasse, Berlusconi, poche ore dopo, parlando da L’Aquila. «Il governo terrà sicuramente conto delle osservazioni che ci sono state mosse dal capo dello Stato sulla sicurezza. Faremo un’approfondita riflessione. Lo voglio ripetere ancora una volta – ha spiegato il presidente del Consiglio – tra me ed il presidente della Repubblica c’è un rapporto di estrema cordialità. Ci diciamo tutto in maniera esplicita. Abbiamo un rapporto assolutamente positivo e che si manifesta in tutte le occasioni».
Il premier ha voluto così smentire le voci che circolavano sull’irritazione di Palazzo Chigi per l’eccessivo “scrupolo” con cui il Quirinale aveva vagliato il testo del “pacchetto sicurezza”. La promulgazione, sia pure con la “riserva” rappresentata dalle obiezioni di Napolitano, è stata accolta con un autentico sospiro di sollievo. E traspare. «Terremo conto delle valutazioni del Quirinale, da subito» aveva annunciato Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, in mattinata. «Gli appelli di Napolitano non saranno ignorati – ha assicurato anche Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del Programma – Il capo dello Stato riveste, in modo esemplare, il suo ruolo di garante delle Istituzioni. E lo ha dimostrato anche in questa occasione, evitando lo scontro e favorendo il dialogo».
Ma a Palazzo Chigi è apparso chiaro subito che la prassi adottata dal capo dello Stato deve essere interpretata come un precedente. Tutti i provvedimenti di legge che arriveranno al Quirinale per la promulgazione, subiranno la stessa meticolosa attenzione. E non sono pochi quelli che possono incappare in una bocciatura. Il disegno di legge sulle intercettazioni, ad esempio, è stato accantonato dalla maggioranza (se ne riparlerà a settembre) proprio per i rilievi “ufficiosi” manifestati al Guardasigilli, Angelino Alfano. E poi c’è la questione, spinosa, della riforma del processo penale. Ieri la VI commissione del Csm aveva espresso un durissimo giudizio di incostituzionalità di alcuni dei passaggi del provvedimento. «Ma non è una bocciatura, semmai un dialogo – così, ieri mattina, il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, ha abbassato il livello delle polemiche – A decidere il parere del Csm è il plenum, e non una singola commissione, che si limita a preparare una bozza. In quel testo, poi, ci sono forzature che andranno eliminate. Noi dobbiamo essere ben consapevoli dell’invito che ci ha rivolto il capo dello Stato a non dilatare i nostri spazi di intervento. Le forzature non aiutano mai a rendere proficuo un dialogo». Parole che sembrano essere concilianti, ma che, secondo Palazzo Chigi, nascondono un’insidia: la possibilità che dal Csm giunga una bocciatura totale della riforma, sia pure con un linguaggio meno crudo e più articolato.
Anche per questo, nella stessa maggioranza, cominciano ad affiorare insofferenza ed irritazione. Ieri, Maurizio Gasparri, capogruppo del Pdl in Senato, ha usato la sciabola e non il fioretto nei confronti del Quirinale. «La legge sulla sicurezza è”perfettamente conforme”? ha detto, scandendo bene lettera per lettera, quasi a sottolineare le distanze dalle parole di Napolitano – ai principi della Costituzione. Sono orgoglioso di averla votata. Non sono sorpreso dalle forme, a volte anche irrituali, che assume il dibattito politico: chiunque intervenga, ed a maggior ragione il capo dello Stato, offre elementi di riflessione». Ma poi, lontano dalle telecamere, Gasparri è stato ancor più esplicito: ha “ironizzato” sulle perplessità di Napolitano circa la commercializzazione degli spray antidifesa. «Vedo che ci si occupa anche del peperoncino spray. – ha detto, riferendosi ai dubbi del capo dello Stato sulla legittimità della libera vendita di questo strumento che sarebbe, proprio per questo, acquistabile non solo dalle potenziali vittime ma anche dai malintenzionati – Nelle drogherie vendono anche l’acido muriatico. Uno potrebbe comperarne un po’ e lanciarlo in faccia alla gente. Perché”non facciamo una lettera” per vietare la vendita anche dell’acido muriatico?».
La prassi istituita da Napolitano, invece, piace al centrosinistra. «La costituzione – spiega Stefano Ceccanti, costituzionalista e parlamentare del Pd – consente al capo dello Stato o la promulgazione o il rinvio alle Camere di un provvedimento. Ma è sempre più frequente il caso di leggi che contengano molti elementi al loro interno. Non sarebbe sbagliato, allora prevedere anche un “rinvio parziale” alle Camere: solo di quelle parti che non hanno tutti i requisiti per diventare legge».
Di sicuro non è questa, però, l’opinione di Antonio Di Pietro, leader dell’Idv, che ieri ha detto: «Non ho mai voluto rimproverarlo, ma mi solo appellato a lui che è l’ultimo baluardo in difesa della Costituzione. Se anche lui ci viene a mancare, come possiamo difenderci da questo regime piduista che sta avanzando?».
Angelo Bocconetti

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