Sicurezza, Napolitano firma “Preoccupato, ora correzioni”
Repubblica 16-07-09
Lettera a Berlusconi. Palazzo Chigi: ne terremo conto
La legge
Il via libera del Quirinale per “non sospendere l´entrata in vigore della legge”
ROMA – Napolitano firma ma non tace. Ha ratificato ieri la legge sulla sicurezza, ma ha accompagnato il sofferto via libera con una inconsueta lettera densa di riserve e raccomandazioni. Un passo istituzionale raro ma non clamoroso, un invito a ripensare e correggere (migliorandolo) il testo appena licenziato. La legge è formalmente operante, ma l´invito che parte dal Quirinale è di quelli che non si possono sottovalutare. E infatti già poche ore dopo la firma del presidente da palazzo Chigi è partita una risposta rassicurante. Il Colle esprime con ruvidezza «perplessità e preoccupazione per l´insieme dei provvedimenti» contenuti nella legge che contiene «numerose norme tra loro eterogenee, non poche delle quali prive dei necessari requisiti di organicità e sistematicità». Nel testo sono presenti anche norme di «dubbia coerenza con i principi generali dell´ordinamento e del sistema penale vigente».
La risposta di palazzo Chigi si sforza di apparire conciliante. Esprime «soddisfazione e apprezzamento» per l´avvenuta promulgazione d´una legge che «permette di rispondere immediatamente ad una serie di richieste dei cittadini». Al tempo stesso la presidenza del Consiglio avverte che le considerazioni del capo dello Stato «saranno valutate attentamente, e che si terrà conto delle notazioni e dei suggerimenti espressi dal presidente, già a partire dalla prima applicazione della legge stessa». Il ministro della Giustizia Alfano (uno dei due destinatari della lettera, insieme al ministro dell´Interno Maroni) va oltre: «ne farò tesoro» dice della lettera, «la studieremo con attenzione, e se dovesse essere necessario valuteremo altre modifiche».
Nonostante le tante «preoccupazioni e perplessità», Napolitano ha ritenuto che non fosse il caso di negare la sua firma e dunque la promulgazione rinviando la legge alle Camere per una nuova lettura, come tante volte è accaduto in passato. Il capo dello Stato lo dice chiaro, nella lettera d´accompagnamento destinata al governo. Ha promulgato la legge «ritenendo di non poter sospendere in modo particolare l´entrata in vigore di riforme ampiamente condivise in sede parlamentare» dirette ad assicurare un «più efficace contrasto anche sul piano patrimoniale e delle infiltrazioni nel sistema economico delle diverse forme di criminalità organizzata».
Perché questa singolare scelta, di firmare ma anche contestare la legge? Al Quirinale si sono posti questo problema di fronte a una legge che per il governo aveva un forte rilievo politico, e dunque un rinvio secco alle Camere, cosa possibile ovviamente, avrebbe generato uno scontro frontale, con rischio che l´esecutivo rimpacchettasse la legge così com´era, rimandandola per la seconda volta a Quirinale per la firma. E si sa che, a norma di Costituzione, il capo dello Stato ha un solo “proiettile” in canna. La seconda volta o firma o si dimette. Ne sarebbe nato un conflitto che era meglio evitare.

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