Mensopoli, il pm chiude il cerchio processo per tutti, tranne Morettini

Repubblica 16-07-09

Nelle richieste di Pinto il proscioglimento dell´ex assessore

NELLA richiesta di rinvio a giudizio sono evidenziati cinque nomi. Manca quello di Massimiliano Morettini. Che nel maggio di un anno fa aveva rischiato l´arresto, e che alla resa dei conti smette i panni dell´indagato attraversando innocente l´inferno. Gli restano però cicatrici profonde. Le stesse di Paolo Striano, l´altro assessore comunale prima travolto dalla bufera Mensopoli e costretto alle dimissioni dalla giunta Vincenzi, poi scagionato. Sono trascorsi 423 giorni dall´operazione che portò in galera l´ometto della signora. Stefano Francesca, il portavoce del sindaco, finito in prigione insieme con altri due ex consiglieri ds e ad un imprenditore piemontese. Era il 21 di maggio, furono arresti domiciliari per il professor Giuseppe Profiti, presidente del Bambin Gesù. Erano accusati di aver fatto parte di un´associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa d´asta. La “Casagrande band”. Il business era quello delle mense scolastiche di Genova e della Liguria, le tangenti dovevano servire anche a finanziare la campagna politica: l´inchiesta fece tremare Tursi, l´onda d´urto toccò altri tribunali ed arrivò fino alle porte del Vaticano.
Il pubblico ministero nel tardo pomeriggio formalizzerà la sua richiesta all´ufficio del giudice per le indagini preliminari Roberto Fucigna. Tutto suggerisce che Francesco Pinto chiederà di processare Francesca, l´avvocato Massimo Casagrande, il compagno Claudio Fedrazzoni, già dirigente dei camalli della Culmv, l´imprenditore Roberto Alessio e Profiti, nel 2007 direttore centrale delle risorse umane, finanziarie e strumentali della Regione Liguria. Sono loro i protagonisti principali dello scandalo.
Morettini, no. E´ vero, partecipò ad una imbarazzante chiacchierata al ristorante con gli altri della “band”. E´ vero, si lasciò scappare qualche parola inopportuna al telefono con l´amico Casagrande: «…ti passerò due notizie sulle gare e gli appalti…di qualunque cosa, tutte quelle che raccatto te le passo così poi…fai il tuo lavoro sporco, diciamo…». Ma perse le deleghe alla scuola quando erano necessarie per concretizzare l´affare. In altre parole, e per quello che agli investigatori è stato possibile accertare, fu ingenuo, improvvido, leggero. Un dilettante, forse. Che non c´entra nulla con le tangenti. Nel gennaio scorso si era presentato spontaneamente in procura per dire che di quella storia non aveva mai capito nulla, e che non si era mai messo in tasca un centesimo.
Sono invece sostanzialmente confermate le accuse nei confronti delle altre persone indagate per oltre un anno. Gli investigatori partono dalle somme di denaro promesse dal titolare della Alessio carni spa, con l´intermediazione di Casagrande e Fedrazzoni, a Francesca. Il portavoce della Vincenzi era allora era responsabile delle relazioni pubbliche, politiche ed istituzionali del Comune di Genova, e avrebbe in qualche modo pilotato la gestione di 26.000 pasti scolastici al giorno. Sempre Fedrazzoni, ma grazie a Profiti e ancora a favore di Alessio, avrebbe “turbato” l´appalto per l´aggiudicazione della mensa dell´Asl 2. Dicono che il professore sia riuscito a convincere Alfonso Di Donato, dirigente ospedaliero savonese, ad affidare ad Alessio un appalto da 14 milioni di euro. Nella vicenda è coinvolta un´altra funzionaria dell´Asl savonese, Antonella Calò.
Considerata la richiesta presentata dalla procura, è molto probabile che la risposta possa arrivare non prima della pausa estiva. Per il processo si dovrà attendere l´autunno inoltrato. Vale poi la pena di segnalare che l´inchiesta di Pinto permise l´apertura di almeno un altro importante filone di indagini, quello che porta alla gestione delle mense in alcune strutture ospedaliere come il San Martino. Ma questa è un´altra partita che si giocherà nei prossimi mesi.

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