La mobilitazione degli ultrà: “Ma nessuna rivolta violenta”

Repubblica 16-07-09

Dalla curva laziale a quella romanista: fra i nostri giovani prevale la sfiducia

«Porterò un milione di persone in piazza». Le parole di Giorgio Sandri scuotono il mondo ultras capitolino: il tamtam è immediato, nonostante la famiglia – passata la prima emozione – si dia da fare per calmare gli animi. Per una volta restano da parte le divisioni fra laziali e romanisti. La domanda non è se, ma quando questa manifestazione si svolgerà. Le adesioni sono già arrivate: «Noi parteciperemo sicuramente – spiega Giuseppe De Vivo, alias Peppone, uno dei leader storici del tifo giallorosso – e sono sicuro che se si farà di domenica si fermerà anche il campionato perché le tifoserie di tutta Italia saranno presenti. Del resto, dopo una sentenza del genere, è tutto inutile: o fai la rivoluzione o te ne stai a casa. Siccome non c´è gente per fare la rivoluzione, ce ne stiamo a casa».
I timori per un nuovo 11 novembre 2007, quando a Roma fu guerriglia urbana con assalti reiterati al Coni e ad alcune caserme di polizia, al momento sembrano infondati. A spiegare il perché è Gianluca Tirone, portavoce degli Irriducibili, gruppo leader della curva nord laziale: «Non posso stare nella testa della gente ma ritengo che non ci siano i presupposti. Quello che accadde due anni fa fu una reazione a caldo, molto particolare. Difficilmente si ripeterà. So che invece verranno svolte delle manifestazioni di dissenso in tutta Italia. Sfileranno più che i tifosi i cittadini, perché stavolta ci sentiamo tutti umiliati».
All´indomani della sentenza che condanna l´agente Spaccarotella a 6 anni, derubricando da omicidio volontario a colposo il reato per l´agente, lo scenario rimane comunque preoccupante: «C´era una grande occasione per far vedere che chi sbaglia paga. E invece – spiega Tirone – come al solito sono stati utilizzati due pesi e due misure. Il problema vero è che dopo questa sentenza si è creato un distacco sempre più grande fra i giovani e le istituzioni. Andate a spiegare a un ragazzo di 16 anni quello che è accaduto, come è possibile che un omicidio sia stato considerato un incidente. Ora cosa si aspettano, che la gente applauda? Non è possibile, si è creato un solco. Già prima era evidente: ora rischia di diventare incolmabile».

I commenti sono chiusi.