Il Csm contro la riforma penale: «Vìola la Costituzione»
Manifesto 16/7/09
GIUSTIZIA La legge limita l’azione penale e la libertà di espressione dei giudici. Ma Alfano tira dritto
ROMA
Fa traballare quattro principi costituzionali, a cominciare dall’obbligatorietà dell’azione penale, e avrà effetti «devastanti» sull’ «efficacia» delle indagini il ddl del ministro Alfano sulla riforma del processo penale. Per di più, «rafforzando la dipendenza della polizia giudiziaria dal potere esecutivo» e insieme «estromettendo il pm dalle indagini», potrebbe permettere al governo di controllare o quanto meno di condizionare l’azione penale.
È una stroncatura senza appello quella della Sesta Commissione del Csm, contenuta in un parere che già oggi potrebbe essere discusso dal plenum. Una presa di posizione criticata dalla maggioranza (che con il capogruppo del Pdl alla Camera, Italo Bocchino, accusa il Csm di voler svolgere «funzioni di terza Camera») e apprezzata dall’opposizione, che invece accusa il governo di «schizofrenia», per bocca del deputato pd Lanfranco Tenaglia.
Chi sembra tutt’altro che preoccupato è invece il ministro Alfano che, prima ancora del voto definitivo, annuncia come il parere non avrà alcun peso sulla legge, visto che «il Parlamento è sovrano». Le critiche del Csm sono soprattutto alle norme-chiave del provvedimento. A cominciare da quella che ridisegna i rapporti tra polizia giudiziaria e pubblico ministero, innanzitutto assegnando al magistrato, un ruolo «passivo» nelle indagini, visto che non potrà più acquisire direttamente le notizie di reato (compito che diverrà esclusivo della pg). «L’ eliminazione del potere del pm di acquisire anche di propria iniziativa le notizie di reato realizza un vulnus al principio della obbligatorietà dell’azione penale – denunciano i consiglieri -. Per poter attuare il dettato costituzionale, infatti, il pm deve poter agire anche di propria iniziativa». Oltre al contrasto con l’articolo 109, poi la dipendenza dalla polizia giudiziaria si traduce in una possibilità per il governo di condizionare o indirizzare le indagini: la maggiore autonomia della polizia giudiziaria dal pm determinerà «inevitabilmente un rafforzamento della sua dipendenza dal potere esecutivo»
Tra le norme che allarmano il Csm anche quella che estende i casi di astensione e di ricusazione dei giudici ai giudizi espressi fuori dall’esercizio delle funzioni nei confronti delle parti del procedimento e tali da provocare fondato motivo di pregiudizio all’imparzialità del giudice. Non solo si pone «un serio limite alla manifestazione del pensiero del giudice», ma si crea «uno strumento che incide sulla individuazione del giudice predeterminato per legge (art. 25 Cost.)» e che, attraverso un concetto «indefinito di imparzialità», può «scardinare, un gran numero di processi», oltre a rallentare i «tempi processuali» e portando i giudici popolari ad essere particolarmenteesposti ad attacchi sulla loro vita da cittadini normali.

HOME | MAPPA DEL SITO | CONTATTI | ISCRIVITI |
TUTTI I CONTENUTI DEL SITO SONO DISTRIBUITI SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS | CREDITI