Scuola di addestramento per il rondista perfetto
Manifesto 15/7/09
MILANO
I volontari verdi leghisti organizzano i corsi aperti a tutti
Mariangela Maturi
MILANO
Se ne sentono di tutti i colori. Prima dovevano essere i «blue berets». Ora si fanno avanti le sempreverdi guardie padane, o «volontari verdi», che dir si voglia.
La ronda si deve fare, ormai è chiaro. Il ddl sicurezza è passato al senato, ma chi le fa? Chi prepara i rondisti ad affrontare le buie notti nella giungla metropolitana? A Milano la soluzione ci sarebbe: tutti ai corsi di addestramento padani organizzati per creare la ronda perfetta.
I tentativi, finora, sono stati un mezzo flop. Ci sono gli intrepiti city angels in divisa rossa che bazzicano le strade della città già da qualche annetto, ma quelle non sono vere ronde. Sono più che altro tappezzeria urbana, a parte quando portano le coperte ai senzatetto.
Poi c’è stato il caso «blue berets», assoldati dal comune di Milano a suon di quattrini per presidiare le stazioni metropolitane nelle ore notturne. La cosa ha funzionato per qualche settimana, poi un coraggioso «blue beret» le ha prese da un ubriacone. Ma non è stato questo il motivo della disfatta: si è scoperto che i berretti più che azzurri erano neri, e che il fondatore dell’associazione era Gaetano Saya, targato Msi da decenni. Quando tutti si sono accorti in che mani erano finiti i cittadini milanesi, persino De Corato si è defilato con la coda fra le gambe sospendendo incarico e finanziamenti (ammesso che sia previsto che i finanziamenti per le ronde arrivino dalle casse del comune e dalle tasche dei cittadini).
Ora, pudicamente, si fanno avanti loro, i volontari verdi. Da decenni dicono di essere pronti a questo momento, si sa. Per l’occasione riesce a mantenere un basso profilo persino un leghista dal sangue caldo come Mario Borghezio, che i volontari verdi li ha creati da una sua costola. «In attesa dell’emanazione dei regolamenti attuativi del ddl sicurezza ci siamo immediatamente attivati per cominciare a fare formazione».
Infatti, eccola qui: la prima scuola di ronde. Organizzano il «Centro studi sicurezza», il centro identitario «Bassano» e i Volontari Verdi. Nel dettaglio: il «Centro studi», fondato da un gruppo di guardie giurate presieduto da Alessandro Marmello, è un’associazione il cui fine è «creare una nuova figura associativa apolitica e asindacale che operi nell’ambito della sicurezza fatta da guardie giurate, volto a risolvere problematiche legate alla sicurezza». Marmello, interrogato sulla questione addestramento, è pronto: «Partiamo dal principio che nel campo della sicurezza non si può lasciare lo spazio ad iniziative improvvisate e non coordinate adeguatamente». Meno male. Se Marmello pensa alla preparazione tecnica, al suo fianco c’è chi non va tanto per il sottile: il capo dei Volontari Verdi è Max Bastoni, l’asso nella manica della Lega in quanto a ronde e controronde, candidato alle comunali nel 2001 con l’eloquente slogan «bastoni contro gli immigrati», ha ormai fatto di necessità virtù. Naturalmente, come molti altri colleghi di partito, ha abbandonato la clava a favore della cravatta, e ora organizza pacifici volontari che sono già all’opera. Hanno già reso i loro servigi nel quartiere multietnico intorno a viale Padova, dove «l’esperimento è riuscito», spiega Bastoni. «Abbiamo notato, per esempio, che un gruppo di spacciatori al nostro arrivo si è alzato e si è allontanato. Ovviamente presumiamo che si trattasse di spacciatori: noi non abbiamo il potere di verificarlo, possiamo solo avere dei sospetti». Di sospetto in sospetto, i gruppuscoli girano con la loro fascetta al braccio «V.V.», volontari verdi. Pare che pronti al corso di addestramento ci siano già un migliaio di candidati a Milano. L’allettante proposta dei volontari agli aspiranti candidati è: «Vuoi darti da fare da subito? Organizza un gruppo nella tua zona, poi comunicalo al federale. Si chiamano Ronde, senza paura, perchè è un nostro Diritto sorvegliare il nostro territorio e aprire gli occhi su quello che succede».
Per ora, tutto avviene in forma volontaria. A meno che il comune, dopo la figuraccia dei «blue berets», non voglia accompagnarsi anche ai padani difensori del dialetto e delle strade milanesi. In tal caso, oltre a dover convivere con le ronde, i milanesi dovranno anche pagarle con le loro tasse.

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