Sicurezza, i dubbi del Quirinale
Secolo XIX 9/7/09
lo strano ritardo
Ronde e reato di clandestinità non convincono. Badanti, il governo apre a una soluzione
Roma. Un ritardo quanto meno inusuale: ad una settimana dalla approvazione definitiva del “pacchetto sicurezza”, in Senato, il presidente della Repubblica non ha ancora controfirmato il provvedimento. Il testo non è stato, quindi, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Di fatto le norme contenute (dalle ronde alla introduzione del reato di immigrazione clandestina, dal registro dei clochard alla tassa per il permesso di soggiorno) non sono ancora leggi dello Stato. Nella maggioranza questa attesa crea nervosismo. È facoltà, infatti, del capo dello Stato non controfirmare una legge, nel caso ravveda motivi di incostituzionalità o, anche, di semplice mancanza di copertura finanziaria. La Costituzione prevede che il testo venga, in questi casi, rinviato alle Camere; il Parlamento può, se considera “ingiustificati” i rilievi sollevati, approvarla nuovamente e costringere il capo dello Stato alla firma. Ma mai si è arrivati a questo punto. È prassi, infatti, che le Camere cambino il testo secondo le indicazioni che arrivano dal Quirinale. È accaduto così, ad esempio, per la “Riforma Gasparri” che venne rinviata nel 2003, dall’allora presidente Ciampi, in Parlamento e che venne in parte riscritta, prima di essere trasformata definitivamente in legge un anno dopo.
In teoria è anche possibile che Napolitano firmi la legge, ma che manifesti i suoi dubbi, o solleciti la soluzione di problemi legati all’entrata in vigore del provvedimento. In questo caso, considerato “di scuola”, la legge entrerebbe subito in vigore, ma sarebbe prevedibile una marea di ricorsi alla Corte Costituzionale, proprio prendendo spunto dagli elementi forniti dal capo dello Stato.
Fonti ufficiose del Quirinale spiegano che, al momento, il testo dell’intero “pacchetto”è stato trasmesso da Giorgio Napolitano allo staff tecnico e giuridico della Presidenza della Repubblica per essere passato al setaccio. Sono soprattutto due gli elementi che avevano sollevato qualche dubbio. Il primo riguarda proprio l’istituzione delle ronde, punto qualificante dell’intero disegno di legge, secondo la Lega. Lo scorso 17 febbraio, Napolitano convocò al Quirinale il ministro degli Interni, Roberto Maroni, e lo convinse a cancellare l’istituzione di queste strutture dal decreto legge (che sarebbe entrato subito in vigore) ed a trasformarla in un disegno di legge (dall’iter parlamentare più complesso ed esaustivo). Il secondo punto “delicato” riguarda proprio l’introduzione del nuovo reato di immigrazione clandestina. Secondo alcuni costituzionalisti, infatti, questa misura lederebbe il principio di eguaglianza contenuto nella Carta che vieta distinzione tra «sesso, razza, lingue, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali». È possibile che nessuna decisione arrivi dal Quirinale, prima che si sia concluso il vertice del G 8 a L’Aquila. Anche per agevolare quella tregua politico-istituzionale che lo stesso capo dello Stato ha sollecitato, nei confronti dei partiti, all’inizio della scorsa settimana.
Forse anche per rasserenare il clima, il centrodestra sta correndo ai ripari: la questione delle badanti e delle colf, infatti, rischia di dare corpo ai dubbi sulla applicabilità delle norme. «Sono sicuro che, alla fine, una soluzione sarà trovata – ha anticipato, ieri, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, alludendo allo scontro che lo ha contrapposto con il collega degli Interni, Maroni – Quello che vogliamo è che non ci sia una sanatoria generalizzata». Quattro deputati del Pdl (tutti, a cominciare da Alessandra Mussolini e Fabio Granata, molto vicini alle posizioni di Gianfranco Fini) hanno presentato un emendato al decreto sulla crisi. La soluzione allo studio è, però, un’altra, indicata dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Elio Vito: «Il Patto Europeo sull’immigrazione ci vieta regolarizzazioni di massa. Ci consente, al contrario, di provvedere caso per caso, per motivi legati ai diritti umani o economici».
In altre parole si sta facendo strada l’ipotesi di istituire contratti di lavoro “ad hoc”, in quanto badanti e colf non possono essere considerate «persone che destano problemi di ordine pubblico». Resta da individuare il meccanismo legislativo per aprire questo spiraglio. «L’importante è che si consenta alle famiglie di trovare il modo di mettersi rapidamente in regola – ha commentato, soddisfatto, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, che per primo aveva sollevato il problema – Non avevo dubbi che Berlusconi avrebbe raccolto positivamente i miei suggerimenti».
Angelo Bocconetti
bocconetti@ilsecoloxix.it

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