India, essere gay non è più un reato

Secolo XIx 03/07/2009
sentenza storica
L’alta corte di New Delhi depenalizza l’omosessualità. Ma nel Paese è subito scontro politico-religioso

NEW DELHI. Con una storica sentenza che fa breccia in una legge coloniale del 1860, l’alta corte di New Delhi ha dichiarato che l’omosessualità non è più un reato. Ora spetta al governo nazionale e al parlamento riformare i codici per estendere l’efficacia della sentenza dal solo territorio della capitale federale a tutta l’India.
Ci sono voluti anni di battaglie sociali, manifestazioni, parate gay pride e anche suicidi per portare a quella che dai media indiani viene vista come una sentenza epocale che ora passa la palla al parlamento, il quale fra problemi e divisioni, è chiamato ora a legiferare. La sentenza ha dichiarato anticostituzionale il reato di omosessualità perché discrimina una parte sociale, confermando la rilevanza penale dei rapporti non consensuali, soprattutto con minorenni.
Finora una legge emanata sotto l’Impero britannico e confluita nella sezione 377 del codice penale indiano, puniva il «sesso contro natura» fino a dieci anni. In alcuni casi, la punizione poteva arrivare all’ergastolo. La legge inoltre equiparava gli omosessuali a coloro i quali hanno rapporti con animali, e contro queste discriminazioni, il movimento omosessuale indiano aveva da sempre combattuto. Gli attivisti omosessuali nel 2004 avevano anche fatto ricorso al tribunale di Delhi, che respinse la richiesta bollandola come «accademica». Tutte petizioni rigettate dalle autorità indiane che, almeno finora, hanno sempre considerato i comportamenti omosessuali contrari alla morale.
I gruppi per la tutela dei diritti di gay e lesbiche da qualche anno stanno suffragando la loro lotta una nuova importante argomentazione: la lotta all’Aids. In India infatti vi sarebbero milioni di omosessuali a rischio Aids che, per paura del carcere, non denunciano la loro condizione e non hanno così accesso alle cure mediche. Già il ministro della salute – l’omosessualità in India è ritenuta infatti da molti una malattia – del passato governo, Ramadoss, si era impegnato a lavorare per depenalizzare il reato. Ma Ramadoss non riuscì nel suo intento: Palanippan Chidambaran, ministro degli Interni ha manifestato la volontà di voler riunire i suoi colleghi di gabinetto per analizzare il problema e arrivare alla depenalizzazione. Ma è stato subito criticato dalla comunità musulmana, e costretto a frenare. In base alla legge indiana, la sentenza di ieri vale solo per il territorio di Delhi: dovrà essere il governo a esprimersi sulla modifica del codice penale. Un mandato non facile. Anche perché, mentre un centinaio di attivisti gay festeggiava con slogan e canti in aula, alcuni leader religiosi indiani, soprattutto musulmani dichiaravano: «È assolutamente sbagliato legalizzare l’omosessualità, non accetteremo mai una legge del genere».

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