Gsott8, un piccolo ‘summit’ otto anni dopo – Due incontri a Genova per riflettere su modelli alternativi di sviluppo.

Gsott8: un piccolo ‘summit’ otto anni dopo

Due incontri per riflettere su modelli alternativi di sviluppo. Le interviste a Francuccio Gesualdi e Pietro Raitano. A Genova sabato 4 e martedì 7 luglio
di Daniele Miggino
GENOVA, 2 LUGLIO 2009

Dal 2 al 6 luglio 2009 si svolge in Sardegna il Gsott8, una serie di iniziative per riflettere sulle alternative economiche, sociali e ambientali all’attuale modello di sviluppo. Non un contro G8, ma una manifestazione che si pone come obiettivo il trovare soluzioni sostenibili per l’uomo e per il pianeta.

Anche Genova rientra nel calendario delle iniziative con due incontri che riprendono la riflessione otto anni dopo il grande e tragico spartiacque del G8 del 2001.
Sabato 4 luglio 2009, alle ore 20.30 presso i Giardini di via Napoli angolo via Vesuvio (Oregina) avrà luogo l’incontro Voi G8, noi G(s)OTTO: voci dal basso per un’economia di giustizia. A Genova otto anni dopo per discutere di crisi della globalizzazione, diritti e prospettive di cambiamento. Introduce Deborah Lucchetti – FAIR, con Francesco Gesualdi (Centro Nuovo Modello di Sviluppo) e Pietro Raitano (Direttore Rivista Altreconomia). Modera Daniele Miggino (mentelocale.it). A seguire (22.00) musica e danze popolari con i Malacreanza.
Martedì 7 luglio 2009, alle ore 17.00 presso Palazzo Ducale (Accademia ligure di Scienze e Lettere) si parlerà di Crisi economica, G8 e nuove prospettive: dal mercato globale ai mercati locali. A Genova otto anni dopo, alla vigilia del Summit de L’Aquila. Partecipano Giulio Marcon (Campagna Sbilanciamoci), Raihan Alì (progetto Thanapara – Bangladesh, esempio di costruzione di un’economia solidale concreta), Pablo Guerra (Professore Economía Solidaria Universidad de la República – Uruguay), Fabio Laurenzi (Presidente Cospe), Walter Massa (Presidente Arci Liguria), Stefano Sarti (Presidente Legambiente Liguria). Modera Alberto Zoratti – FAIR.

Economia, ambiente, società, sono i tre grandi temi su cui urge un confronto serrato. L’attuale crisi potrebbe creare non i previsti 30 milioni di disoccupati, ma ben 50. L’emergenza ambientale è ormai un fatto riconosciuto da tutti, ma si fa ancora fatica a capire la reale portata del problema e quali soluzioni si possono prospettare. Infine, il decadimento economico e ambientale, porta ad un degrado sociale, all’aumento dei conflitti e dello scontro con l’estraneo.
Si tratta di cambiare modello, cambiare mentalità.

D’altra parte, dall’8 al 10 luglio 2009 si svolgerà un altro G8. Dalla Maddalena, dopo il terribile terremoto, la sede è stata spostata all’Aquila. Ma la formula e lo spirito sono gli stessi di sempre. «Da tempo il G8 non ha più nulla a che fare con le scelte di politica internazionale, le uniche che possono cambiare veramente le cose» dice Pietro Raitano, direttore della rivista Altreconomia, che viene a Genova sabato 4 luglio per un incontro del Gsott8 con Francuccio Gesualdi. «Anche l’idea stessa di un gruppo ristretto che prende decisioni per tutti non ha più senso. È una perdita di tempo e di denaro, è una dimostrazione di forza, rito simbolico di un sistema che va rivisto completamente».

La crisi a cui stiamo assistendo ha tanti aspetti. C’è quello prettamente economico: «una crisi di sovrapproduzione: abbiamo prodotto e consumato troppo», dice ancora Raitano. Ma soprattutto quello ambientale: «abbiamo vissuto il di sopra delle possibilità del pianeta, e ora abbiamo un debito. Il debito ambientale è quello che lasceremo alle generazioni successive. Anche in questo caso serve un cambiamento di rotta al più presto: non possiamo cedere al nucleare, una tecnologia obsoleta, pericolosa, dai costi ambientali e sociali enormi».

Uno dei punti chiave della riflessione del Gsott8 riguarda il nostro stile di vita. Se è vero che il sistema intero ha viaggiato a tutta birra per troppo tempo, è vero che i nostri bisogni sono diventati un onere troppo pesante da sostenere. «Il benessere è stato inteso come consumo», prosegue il direttore di Altreconomia, «ma non è vero. È stato così per un brevissimo periodo della storia dell’uomo». Ma se è difficile cambiare strada per il sistema, lo è anche per le persone. «Nessun modello funziona se non è desiderabile».

Francuccio Gesualdi, allievo di Don Milani, fondatore della rete Lilliput insieme ad Alex Zanotelli, e sostenitore della decrescita felice, ha introdotto un concetto molto efficace per la desiderabilità di un nuovo modello. Quello di sazietà. Lo raggiungo al telefono nel suo Centro Nuovo Modello di Sviluppo. «Un sistema alternativo a quello attuale garantisce a tutti di vivere dignitosamente, godendo dei diritti fondamentali: cibo, aria pulita, acqua, alloggio, sanità, istruzione. Questi diritti dovrebbero attenere alla sfera pubblica, non possono essere lasciati al mercato. Penso che nessuno rifiuterebbe una società in cui quelle cose gli sono garantite dalla culla alla tomba». Da dove si comincia a creare questa sensibilità verso la sobrietà dei consumi? «La difficoltà non sono tanto a livello individuale. La gente sta iniziando a capire. È a livello di sistema lo zoccolo più duro a sostegno di questo modello obsoleto: in tempi di crisi ci viene detto che dobbiamo consumare di più perché così creiamo lavoro. Ma così non si può continuare».

Quali sono le basi di un’alternativa sostenibile? «L’economia deve essere organizzata per la gente, senza escludere nessuno. Non bisogna inventare nulla, ma prendere gli elementi virtuosi di quello che già esiste. E poi, ridurre i consumi non vuol dire tornare all’età della pietra, ma eliminare il superfluo».

Sono passati otto anni dal G8 di Genova. La situazione dei movimenti allora era molto diversa. Da Seattle in poi, si erano create le basi per una protesta di massa, che oggi sembra essersi sfilacciata. «Nel movimento esistono i leader, che si impegnano e riescono ad elaborare idee. Poi ci sono tantissimi ‘gregari dell’impegno’ il cui cuore palpita per i temi in discussione, ma che non hanno una convinzione profonda. Per questi è difficile rimanere coerenti. Oggi ci sono alcune avanguardie che mantengono il pallino dell’impegno, ma la massa è sempre più anestetizzata, si accontenta dell’informazione che riceve dalla TV».

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