Report Immigrazione Arci Genova -Stranieri verso le periferie
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PIÙ STRANIERI nelle periferie, nuove nazionalità di provenienza e pratiche spesso ingolfate dall’informatizzazione della burocrazia, che avrebbe dovuto invece snellire i tempi di ottenimento dei permessi di soggiorno. È questa la fotografia dell’immigrazione a Genova scattata dagli sportelli di Arci Liguria, che come ogni ha stilato un rapporto sull’attività di consulenza ai cittadini non italiani.Sono diecimila i cittadini immigrati che nel 2008 hanno chiesto informazioni in uno degli otto uffici della città. Di questi, 2.500 sono stati presi in carico individualmente, un numero che è dimezzato rispetto all’anno precedente: «Molte pratiche relative al diritto a soggiornare sul territorio, prima si compilavano a mano, adesso si fanno online, dunque non ce ne occupiamo più – spiega Stefania Cecchini, responsabile settore immigrazione di Arci Liguria – Questo cambiamento, paradossalmente, ha rallentato le pratiche. La richiesta del permesso di soggiorno è passata in alcuni casi da due a otto mesi, per un documento che vale al massimo due anni. Numerosi lavoratori sono stati minacciati di licenziamento per questi ritardi».
Gli aspetti su cui gli immigrati chiedono aiuto più di frequente riguardano il soggiorno, l’orientamento al lavoro, la consulenza sul lavoro autonomo e assistenza legale, mentre altri progetti ad hoc si occupano di aspetti che vanno dai rifugiati all’infanzia.
La geografia delle nuove etnie vede alcune zone in controtendenza. In Valpolcevera, dove da tempo è presente un interprete arabo nell’ufficio a fianco all’anagrafe, le richieste di aiuto sono lievemente salite. Ma il dato più significativo riguarda lo sportello di Sestri, che raccoglie le richieste del Municipio Medio-Ponente (+15%).
Le comunità più numerose rimangono quella ecuadoriana, marocchina e albanese. Ma si fanno spazio due nuovi Paesi: Somalia e Bulgaria. Da quest’ultimo Paese, oggi nell’Unione Europea, vengono le nuove badanti: «Stanno sostituendo le donne sudamericane di prima generazione – spiega Cecchini – Che adesso aspirano a un impiego diverso».
Marco Grasso
grasso@ilsecoloxix.it

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