“La Padania” accusa il presidente della Camera di voler esautorare Maroni. La replica: «È nel nostro interesse cercare di accoglierli»
Immigrati, lite Fini-Lega mentre il Senato discute sulla “sicurezza”
Roma. Gianfranco Fini e il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, sempre più divisi sull’immigrazione e proprio nel giorno in cui l’aula del Senato ha cominciato ad esaminare il ddl sicurezza che dovrebbe introdurre il reato di immigrazione clandestina.
Ieri, dopo giorni di avvisaglie in merito alle politiche sui flussi e sugli ingressi in Italia, la spaccatura tra il presidente della Camera e la Lega ha preso corpo. A rompere gli indugi ci ha pensato la Padania (il quotidiano leghista) che imputa all’ex leader di An, tramite la sua Fondazione Farefuturo, l’intenzione di voler far passare la gestione dei flussi migratori da Maroni (che la detiene come responsabile del Viminale) al Ministero degli Esteri. «E cosa trova di meglio – scrive il quotidiano del Carroccio – da raccontarci il nostro Fini? Tra le righe parte il suo ennesimo attacco a Roberto Maroni, ministro dell’Interno col pugno duro. Secondo un rapporto di Farefuturo (che verrà presentato oggi in Senato, ndr) occorre passare ad un approccio maggiormente politico-internazionale della questione migratoria e della gestione dei flussi, con l’assunzione di un ruolo crescente da parte del Ministero degli Esteri».
La replica del presidente della Camera non si è fatta attendere ed è arrivata dalla Spagna dove Fini si trovava per un incontro con il premier iberico Luis Zapatero. Primo colpo sulle badanti. «Nelle nostre case in Italia – queste le parole di Fini – è ormai impossibile trovare un’italiana che assista gli anziani o che lavori come cameriera. Sono fatti oggettivi che rendono indispensabile una politica dell’immigrazione che si basi su due pilastri: aiutare i paesi di partenza a progredire, da una parte, e, dall’altra, cercare di assorbire con parità di diritti e doveri tutti quegli stranieri disponibili o costretti a lasciare la propria patria e di cui abbiamo drammaticamente bisogno. È anche nel nostro interesse. Bisogna distinguere tra l’immigrazione regolare e quella clandestina; tuttavia anche per gli irregolari vale il principio base della nostra cultura occidentale: sono prima uomini e poi immigrati».
Quindi un altro colpo alla Lega, stavolta sulla misura contenuta nel ddl sicurezza relativa alla facoltà dei medici dei Pronto soccorso di denunciare il clandestino. Per il presidente della Camera «non è accettabile che venga messa in secondo piano la dignità della persona rispetto alla legalità o meno del proprio status. Investire oggi sulle politiche per l’immigrazione significa avere un vantaggio domani rispetto a quella che si annuncia come una invasione biblica».
Nel suo intervento sull’immigrazione Fini ha poi toccato pure l’aspetto riguardante i richiedenti asilo. «È indispensabile – ha detto – distinguere tra chi chiede asilo politico e gli altri. I rifugiati non possono essere automaticamente equiparati ai clandestini. Un rigoroso controllo deve esserci per quanto riguarda la sussistenza dei requisiti. Sarebbe immorale dire subito “sei clandestino e ti rimando nel tuo paese” in alcuni casi sarebbe come condannare quelle persone a morte».
Le parole di Fini sono state accolte bene dal centrosinistra e dall’Udc che sottolineano la differenza tra la sua posizione (elogiata come buona) e la linea del Governo «che fa orecchie da mercante sull’immigrazione».
Braccio di ferro, dunque, con il Senato che entro oggi dovrebbe porre la questione di fiducia sul ddl sicurezza per accorciare i tempi ed evitare la discussione sugli oltre 150 emendamenti. Ieri, intanto, è slittato di 24 ore il voto sulle 22 pregiudiziali dell’opposizione, a causa «dei troppi iscritti a parlare», come ha spiegato il presidente del Senato Renato Schifani. E tra la Lega e Fini la sfida continua.
Massimiliano Lenzi

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