“Immigrati, immorale respingerli senza controlli”
Repubblica 1/7/09
Il presidente Fini torna sul tema dei rifugiati. Il ddl sicurezza da oggi al Senato
Il discorso a Madrid: “Prima viene la dignità della persona, poi la condizione di legalità o meno”
CATERINA PASOLINI
ROMA – «Sarebbe immorale dire subito ‘sei clandestino, ti rimando al tuo Paese´. Sarebbe come condannare quella persona a morte, in alcuni casi. E´ infatti assolutamente indispensabile distinguere chi chiede asilo politico. I rifugiati non possono essere automaticamente equiparati al clandestino perché così si farebbe venir meno la dignità della persona umana».
A dirlo non è un esponente dell´opposizione ma il presidente della Camera e leader di An Gianfranco Fini durante un forum del giornale spagnolo El Mundo nel quale parla di dignità, di valore, di essere umani che «prima sono uomini e poi immigrati, prima viene la dignità della persona e poi la condizione di legalità o meno».
Parole importanti, frasi che pesano e che suonano come una dura critica al ddl sicurezza che oggi arriva al vaglio del Senato e si appresta nel giro di una settimana ad entrare in vigore, fortemente voluto dal governo e dal ministro Maroni. Parole, quelle di Fini, che provocano qualche imbarazzo nella maggioranza, nessun commento dal Pdl e Lega mentre un plauso arriva dal Pd. Perché le sue frasi sembrano contestare proprio i pilastri del pacchetto sicurezza, e soprattutto il nuovo reato di immigrazione clandestina. Ma la maggioranza non pare disposta a cambiare rotta, anzi, sembra proprio che verrà posta la fiducia, come accadde alla Camera, per accorciare i tempi ed evitare la discussione dei 160 emendamenti proposti.
Tutto questo, nonostante le critiche dalle opposizioni, dalle organizzazioni sociali e religiose contrarie sia alla creazione del reato di immigrazione clandestina che all´introduzione delle ronde contenute nel decreto. Critiche che si trasformano anche in gesti concreti.
Ieri l´Arci ha infatti annunciato un´azione di disobbedienza civile e di protesta. Porte aperte per l´accoglienza degli immigrati contro il pacchetto sicurezza che definisce simile alle leggi razziali.
«Il disegno di legge – afferma infatti Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell´Arci – introduce un sistema di apartheid e per questo va considerato una legge razziale. Sarà lo status di immigrato a determinare il godimento o meno del diritto. Cittadini che vivono nello stesso paese non saranno tutti uguali di fronte alla legge né godranno delle stesse garanzie».
E mentre l´Arci invita i cittadini alla disobbedienza civile, arrivano le parole di Fini che pensa ad una politica dell´immigrazione «che si basi su due pilastri»: da una parte aiutare i paesi poveri a progredire e dall´altra cercare «di assorbire con parità di diritti e doveri tutti gli stranieri di cui abbiamo drammaticamente bisogno», dice parlando delle badanti che assistono gli anziani che col nuovo ddl si troverebbero fuorilegge dalle tempie grigie. Sottolinea anche la necessità di fare un «rigoroso controllo nazionale» per verificare «la sussistenza dei requisiti per chiedere asilo politico». Il presidente della Camera ha citato anche il caso di alcune norme contenute inizialmente nel ddl sicurezza all´esame del senato che obbligavano i medici a denunciare i clandestini: «è necessario distinguere tra immigrazione regolare e clandestina. Tuttavia anche per gli irregolari vale il principio base della nostra cultura, prima sono uomini e poi immigrati. Non è accettabile che venga messa in secondo piano la dignità della persona rispetto alla condizione di legalità o meno del proprio status».

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