Fini al «Mundo»: «Respingimenti immorali»
Manifesto 1/7/09
IMMIGRATI
C. L.
ROMA
Il tempismo è perfetto. Mentre il Senato si prepara a discutere in terza e molto probabilmente definitiva lettura il disegno di legge sicurezza, Gianfranco Fini prende ancora una volta le distanze dalle politiche sull’immigrazione del governo. Partecipando a Madrid a un forum organizzato dal quotidiano El Mundo, il presidente della Camera definisce «immorali« i respingimenti di clandestini fatti in mare, pratica fortemente voluta e difesa dalla Lega attraverso il ministro degli Interni Roberto Maroni. Con i giornalisti spagnoli, il presidente della Camera riconosce l’esigenza di applicare controlli «rigorosi» nei confronti di quanti richiedono asilo politico, «tuttavia – aggiunge – sarebbe immorale dire subito ‘sei clandestino’ e ti rimando al tuo paese. In alcuni casi questa sarebbe una condanna a morte per quelle persone».
Anche se è difficile pensare che le sue parole possano cambiare l’iter parlamentare del ddl, resta il fatto che ancora una volta Fini ci tiene a marcare la distanza dal provvedimento. E i riferimenti che fa parlando nella redazione del El Mundo non potrebbero essere più espliciti. «In Italia nelle nostre case è impensabile trovare una italiana che assista agli anziani o che lavori come cameriera», spiega con un esplicito riferimento alle circa 600 mila badanti irregolari che rischiano di essere criminalizzate con l’introduzione del reato di clandestinità. «Questo fatto oggettivo rende indispensabile una politica di immigrazione che si basi su due pilastri: aiutare i paesi di partenza a progredire da una parte e dall’altra cercare di assorbire con parità di diritti e doveri tutti quegli stranieri disponibili o costretti a lasciare le proprie patrie e di cui abbiamo disperatamente bisogno». Così come particolarmente dure sono le parole con la parte del ddl che impone ai medici di denunciare un clandestino se si presenta in ospedale. «Non è accettabile che venga messa in secondo piano la dignità della persona rispetto alla condizione di legalità o meno del proprio status». Per Fini «anche per gli irregolari vale il principio base della nostra cultura occidentale: sono prima uomini e poi immigrati».
Intanto con la discussione delle pregiudiziali di costituzionalità, ieri l’aula di Palazzo Madama ha cominciato l’esame finale del provvedimento. In tutto sono state una ventina le pregiudiziali presentate dall’opposizione un escamotage utile soprattutto a esprimere il proprio parere prima che il governo imponga con la fiducia un altro voto blindato, impedendo la discussione dei 160 emendamenti al testo presentati dall’opposizione. Le pregiudiziali di costituzionalità riguardano, tra l’altro, sia le ronde che l’introduzione del reato di clandestinità. Un misura quest’ultima criticata dalla vicepresidente del Senato Emma Bonino, convinta che «spingerà ancora di più le persone nella clandestinità, con il risultato di intasare il sistema carcerario con l’aggravante che autori di immigrazione clandestina sono i datori di lavoro e gli immigrati».
Per l’esponente radicale più di 500 mila immigrati attendono ancora una risposta alla domanda di permesso di lavoro presentata due anni fa. Persone che, ha proseguito l’esponente radicale – «sono qui da anni e tutti lo sanno perché lavorano e creano ricchezza e soddisfano le esigenza delle famiglie italiane». Adesso invece, se fermate dalla polizia, verranno portate in Centro di identificazione ed espulsione.
Proseguono anche le manifestazioni contro il ddl. Per oggi pomeriggio alle 15,30 la rete contro il pacchetto sicurezza ha indetto una manifestazione sotto il Senato. «Se il disegno di legge sarà approvato – dicono gli organizzatori – chi è senza permesso di soggiorno non potrà più ricevere cure mediche, riconoscere figli e figlie alla nascita, sposarsi o inviare soldi a casa».

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