Boom di minori in carcere Torna l’eroina in domopak

Manifesto 1/7/09

DROGHE – Presentata al Parlamento la relazione 2008 sulle dipendenze

Eleonora Martini
ROMA
Via le siringhe, ormai basta un foglio di domopak. Quasi più facile che squagliare un pezzo di hashish in una sigaretta. E a spacciarla, poi, si corre uguale rischio ma si guadagna dieci volte di più, anche se il prezzo continua a scendere e oggi un grammo lo si acquista con una sessantina di euro. Per questo l’eroina conosce una nuova giovinezza (con la cocaina a fare da apripista). I giovani, invece, conoscono il carcere sempre più spesso per problemi legati allo spaccio e alla detenzione di droghe: in un anno sono finiti dietro le sbarre il 38% di minori in più. Uno su due è extracomunitario. È quanto emerge dalla Relazione al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia nel 2008, malgrado non sia esattamente quanto sottolineato dal sottosegretario Carlo Giovanardi che l’ha presentata ieri ai media.
Al fascino dell’eroina non cedono gli studenti, che invece consumano sempre più inconsapevolmente cannabis (il 31,5% di loro ha fumato almeno una volta una canna), ma soprattutto i giovani adulti (1,6%) che la inalano, magari solo nel fine settimana, accompagnandola a tante altre sostanze. L’eroina seduce perfino i fumatori abituali di cannabis (il 32% della popolazione), cosa impensabile fino a qualche tempo fa, come fa notare perfino Giovanni Serpelloni, il direttore scientifico del Dipartimento politiche antidroga che ieri ha accompagnato il senatore Giovanardi nella presentazione. Solo che il delegato dal governo alle droghe non vede alcuna relazione tra questo nuovo trend e la correzione da lui apportata insieme a Ginafranco Fini nel 2006 alla legge quadro 309/90.
Mentre invece di nuovo aumenta il numero di tossicodipendenti, quasi sempre policonsumatori, (385 mila: +70 mila dal 2007 al 2008) anche se solo in 175 mila si rivolgono ai servizi pubblici o privati per curarsi. Ma per fortuna diminuisce il numero di morti per overdose (da 589 a 502). A varcare la soglia dei Sert o delle comunità private, però, sono ancora troppo pochi i consumatori abituali di cocaina – in aumento, soprattutto tra i maschi di età compresa tra i 15 e i 34 anni (il 6,95% degli italiani, secondo il sondaggio realizzato dall’Ipsad-Italia, ne ha fatto uso almeno una volta). E comunque chi decide che è arrivato il momento di curarsi lo fa sempre con molti anni di ritardo rispetto all’inizio dell’abuso: in media 5 anni e mezzo, ma si arriva a 8 per la cocaina e a 14 per l’eroina. È evidente dunque che i servizi di prevenzione e cura delle tossicodipendenze – che in Italia forniscono livelli di assistenza tutt’altro che uniformi – non sono più efficaci e, a detta degli stessi operatori, vanno al più presto adeguati ai nuovi stili di vita e di consumo. Il governo ha qualche idea in merito? «Il problema oggi è che ci sono venti idee, una per ogni regione – risponde Giovanardi – Il finanziamento ai Sert non dipende dal governo centrale, anche se noi vogliamo proporre una norma che vincoli l’1,5% della spesa sanitaria delle regioni alla cura delle tossicodipendenze. Spero che le regioni e la Corte dei conti la accetti. Poi, in autonomia, ciascuna regione deciderà se finanziare i servizi pubblici o quelli privati: noi non abbiamo il potere di interferire con certe scelte».
Ma il dato più sconcertante che si ricava dal rapporto 2008 riguarda gli ingressi in carcere per violazione della 309/90. Nel 2008 sono stati 29.570, «riferiti a 28.795 persone, parte delle quali hanno avuto più ingressi nell’arco dell’anno di riferimento». Uno su tre è straniero, «extracomunitario», precisa Giovanardi (nel 2007 erano 10.666, il 30,3% del totale, oggi sono 11.406, il 32,5%): «Si tratta – ha spiegato il sottosegretario – in stragrande maggioranza di maghrebini e albanesi che si sono specializzati in questa attività. Molti non sono tossicodipendenti». Lo sono invece il 33% (30.500 nel 2008) di coloro che entrano nei penitenziari italiani contro il 27% che erano nel 2007 (il 25,3% in più rispetto al 2001). Anche perché diminuiscono i rinvii ai Sert ma, spiega un magistrato invitato all’uopo, questo «non dipende dalla legge Fini-Giovanardi ma dalla discrezionalità dei magistrati e dalle scelte degli stessi tossicodipendenti». Dati che diventano più che allarmanti se si guarda alla fascia di età sotto i 18 anni: in un anno il numero di minori incarcerati per spaccio e detenzione è aumentato del 38%. Quasi tutti maschi, e uno su due è straniero. Per Giovanardi però la sua legge funziona perfettamente, semmai la colpa di alcune sbavature è della ex Cirielli. «Ditemi un solo caso di persona finita in carcere per aver fumato uno spinello?», chiede con insistenza. Nessuno lo dice, perché il nome di Aldo Bianzino, morto in carcere dove era finito per aver coltivato alcune piante di marijuana ad uso personale, non va fatto invano.

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