Pavia, muoiono folgorati due operai romeni

Manifesto 30/07/09

Infortuni sul lavoroErano entrambi romeni i due operai edili morti folgorati ieri a Mede, in provincia di Pavia. Stavano riparando il tetto di una cascina in ristrutturazione. Il cestello su cui si trovavano ha urtato i cavi dell’alta tensione. Al momento del grave infortunio non c’erano altre persone nel piccolo cantiere. L’allarme è stato dato attorno alle 15 da un contadino che, transitando in trattore, ha visto i due corpi riversi nel cestello. L’infortunio era avvenuto un’ora e mezza prima. Lo si deduce dal fatto che alle 13,30 nella zona c’è stato un black out provocato dal contatto tra il cestello e i fili della corrente elettrica che passano a circa cinque metri dal tetto.
Petru Pop, 30 anni, era il titolare di una micro impresa, così piccola da dover affittare il cestello per sistemare le tegole su un tetto. Ginsca Vasile Dorinel, 22 anni, era un suo dipendente (forse l’unico). La piccola ditta di Pop aveva preso in subappalto il lavoro dalla Edilcentro di Broni. L’infortunio protrebbe essere stato causato dall’inesperienza a manovarare il cestello. «In edilizia sempre più lavoratori sono costretti a mettersi in proprio», dice Franco De Alessandri, segretario della Fillea Cgil lombarda, «la catena dei subappalti si allunga e mancano l’informazione e la formazione sufficiente per poter svolgere determinate operazioni».
E’ un rischio a cui sono esposti soprattutto gli immigrati che, infatti, si infortunano proporzionalmente più degli italiani. Lo confermano i dati diffusi la scorsa settimana dall’Inail: nel 2008 gli infortuni – complice anche la crisi – sono diminuiti, ma tra gli immigrati sono aumentati del 2%. Con le due vittime romene sale a 28 il numero dei morti sul lavoro il Lombardia dall’inizio dell’anno. «La crisi non ferma le morti sul lavoro», constata Oriella Salvoldi, della segreteria regionale della Cgil, «le norme, a partire dal Testo Unico sulla sicurezza, andrebbe applicate, non depotenziate come il governo sta cercando di fare».
Un altro infortunio mortale si è verificato ieri alla Siderpali di Anagni. La vittima, Nazzareno Monti, aveva 46 anni.
C’è una novità sulla strage avvenuta un anno fa a Mineo, sei operaio morti asfissiati in una vasca del depuratore comunale. Secondo il procuratore di Caltagirone, che coordina le indagini, i consulenti hanno trovato nel pozzetto dell’impianto una sostanza altamente nociva che non avrebbe dovuto esserci. E’ l’idrogeno solforato, derivante da benzina e da idrocarburi. C’è stato un «sversamento illegale», sostiene il magistrato che aggiunge che la medesima sostanza è stata trovata anche nei residui dell’autobotte dalla ditta Carfì a cui era affidata la manutenzione del depuratore di Mineo. «Si tratta di una mera ipotesi investigativa che non ha trovato alcun riscontro oggettivo, e anzi è stata sconfessata dalla risultanze dell’incidente probatorio», reagiscono gli avvocati della ditta Carfì. Oltre al rappresentante legale della Carfì sono inquisiti il sindaco e alcuni assessori del comune siciliano. m.ca

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