Dopo il Gay Pride, la sfida di Tursi “Genova sarà la Lanterna dei diritti”
Repubblica 30/6/09
Nando Dalla Chiesa raccoglie l´invito degli organizzatori: ma non basta un appuntamento all´anno
“Dopo anni in cui ci si è sfibrati in discussioni sul nulla, mi sembra che la città abbia detto parole serie con naturalezza”
“Pochi affari per i negozi? Tanta gente e applausi per le strade al passaggio della parata, io li ho visti soltanto ad Amsterdam”
DONATELLA ALFONSO
«UN APPUNTAMENTO annuale sui diritti civili? Io penso che Genova possa fare ben di più che limitarsi ad ospitare una manifestazione, anche di grande richiamo: diventare la Lanterna dei diritti, utile a tutta l´Italia». Lo dice Nando Dalla Chiesa, consulente di Marta Vincenzi, tra l´altro, per la città dei diritti. «Genova deve diventare com´era la Bologna degli studenti, il luogo a cui si guarda spontaneamente perché si sa che è sensibile, accogliente per ogni iniziativa su questi temi».
«Professor Dalla Chiesa, dopo il successo del Gay Pride, si può dire che parlare di città dei diritti non è solo uno slogan…
«Conferma che la strada su cui ci si è mossi è coerente con la “pelle” di Genova, ed è una strada utile e necessaria, perché l´Italia ha bisogno di una città che parli questo linguaggio; in modo anche da costruire un profilo unico della città, una possibile Lanterna dei diritti nell´Italia contemporanea».
Una tradizione civile, quella di Genova, che si è dimostrata forte anche con un tema difficile quale l´omosessualità. Lo immaginava?
«Dopo anni in cui ci si è sfibrati in discussioni sul nulla, quando tutto sembrava peccato, offesa al buoncostume e alla famiglia, mi sembra che Genova abbia detto parole molto serie con naturalezza. Marta Vincenzi aveva accolto l´annuncio del Pride a Genova dicendosi molto lusingata, non pensando a polemiche e scrupoli. Mi sembra il modo migliore di marcare il confine, così come si è fatto con la moschea: nessuna voglia di sfioda, ma la garanzia di spazi di libertà e di diritto».
Il segretario di Arcigay Gottardi propone che Comune e associazioni dedichino ogni anno qui a Genova un grande incontro ad un tema diverso. Lei è d´accordo?
«Più che un appuntamento all´anno, vorrei che fosse chiaro che questo è un posto dove questi temi si discutono, sempre. Quindi un luogo a cui si pensa spontaneamente quando si organizza qualcosa, come è stato, in passato, per la Bologna degli studenti che veniva vista come sensibile e aperta».
A luglio ci sarà una nuova Settimana dei diritti: su quali temi?
«Cominciamo la sera del 16 ospitando Beppino Englaro a Palazzo Tursi; ma stiamo lavorando su molti temi che saranno trattati fino al 22 luglio. Domenica 19 sicuramente si parlerà del diritto all´informazione, una materia lacerante in questo momento, con blog, televisioni, radio e carta stampata in difficoltà di espressione in molti paesi».
Il Gay Pride ha portato quasi 200 mila persone, tra manifestanti e spettatori, nelle strade del centro. Sicuramente un grande lancio anche verso nuove, possibili fasce di pubblico: ma c´è chi ha lamentato pochi affari per negozi e ristoranti…
«Francamente non so cosa dire, io ho visto solo locali pieni… Teniamo conto che, con quanto è accaduto sabato, Genova si è fatta la fama di città cosmopolita: perché tanta gente e applausi per le strade al passaggio della parata, io li ho visti soltanto ad Amsterdam. Ora c´è bisogno che se ne rendano conto tutti, che eventi del genere servono anche a consolidare e a rinforzare il turismo culturale».

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