Referendum anti-minareti, Amnesty accusa: Svizzera razzista

Secolo XIX 29/06/2009
la polemica
Secondo i promotori,
non si tratterebbe di edifici religiosi ma di simboli «di rivendicazione politica». Raccolte 115.000 firme
berna. Il referendum contro la costruzione di minareti in Svizzera è una iniziativa «denigratoria», che va contro l’Islam. È questo il senso di una dichiarazione della sezione svizzera di Amnesty International, che ha tenuto tra sabato e ieri la sua Assemblea Generale a Berna.
Nella dichiarazione finale, rilanciata sul sito di Amnesty International, è scritto che i 200 membri svizzeri dell’organizzazione hanno «raccomandato all’unanimità di respingere l’iniziativa».
«L’iniziativa si presenta come baluardo contro “l’islamizzazione strisciante” della Svizzera, ma denigra i musulmani e le musulmane residenti in Svizzera, diffamandoli», ha sottolineato Daniel Bolomey, segretario generale della sezione svizzera dell’organizzazione per la difesa dei diritti umani.
«L’obiettivo – è scritto ancora nella nota – va ben oltre la questione dei minareti. I promotori vogliono sfruttare le paure della popolazione, ravvivando sentimenti xenofobi per approfittarne politicamente».
Nel marzo scorso il Consiglio nazionale della Confederazione elvetica, organo corrispondente alla Camera dei deputati nel sistema svizzero di democrazia diretta, ha approvato (129 sì, 59 no) il progetto di un referendum che vieti la costruzione di minareti, elemento architettonico caratteristico di qualsiasi moschea che non sia provvisoria. Circa un anno fa, su iniziativa di diversi politici tra i quali numerosi membri dell’Unione democratica di centro di Christoph Blocher (il primo partito del paese), vennero raccolte 114.137 firme per promuovere il referendum.
La proposta è quella di inserire nella Costituzione il divieto di costruzione di nuovi minareti. Secondo i promotori il minareto come edificio non ha alcun carattere religioso ma è soprattutto «il simbolo apparente di una rivendicazione politico-religiosa del potere che rimette in causa i diritti fondamentali». I promotori a suo tempo spiegarono di voler combattere quello che considerano «un’accelerazione all’islamizzazione rampante» della Svizzera e dissero di ritenere che i minareti fossero «una minaccia per la legge e per l’ordine».
I membri di Amnesty International hanno inoltre espresso «solidarietà nei confronti della popolazione civile iraniana che è scesa in piazza pacificamente e delle centinaia di persone ferite e arrestate per aver espresso la loro opinione» a Teheran.
r. e.

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