Luxuria a Bagnasco: “Venga con noi al gay pride”
Repubblica 26-06-09
L’Intervento
Un´unica famiglia con gli stessi diritti
DON ANDREA GALLO
IN OCCASIONE del Gay Pride genovese in programma sabato (gay, lesbiche, transgender, queer, bisessuali) sarà possibile documentare la manifestazione di tutte queste donne e uomini credenti e non credenti? La domanda nasce dal fatto che questa realtà vuole uscire “dal recinto”.
l 3 Maggio 1998 Mons. Alois Kothgasser vescovo cattolico di Innsbruck ha rilasciato questa dichiarazione sul giornale della diocesi: “Nel 1993 Mons. Reinhold Stecher aveva convocato un forum diocesano…ora con l´affidamento di un incarico ufficiale, a un gruppo di agenti pastorali, uomini e donne, intendo dare un segno ulteriore. Le persone omosessuali possono aiutarci in questo. Infatti, esse sono state sempre duramente perseguitate a causa della loro forma di vita, nel nostro Paese non da ultimo nel periodo nazista.” Per la prima volta nel 1975 il Magistero della Chiesa riconosce l´esistenza di una costituzione omosessuale immodificabile. Il catechismo della Chiesa cattolica del 1992 ripetendo la dottrina sessuale tradizionale, così riassume la posizione del magistero della chiesa: gli atti di omosessualità sono contrari alla legge naturale. Vengono poste alcune domande critiche, sia dalla teologia dalla esegesi biblica, sia dalle persone omosessuali. In sintesi, se le affermazioni bibliche sul comportamento omosessuale sono storicamente e culturalmente condizionate, possono essere usate “sic et simpliciter” per condannare senza appello le relazioni omosessuali? Le scienze umane del nostro tempo non hanno alcuna importanza per il giudizio morale? “L´incontro fra due persone orientate in senso omosessuale non può essere anche espressione di comunicazione, di amore personale? Lo scopo della Pastorale è “la piena e naturale accettazione di ogni persona, che possiede la stessa dignità in quanto creatura e figlia di Dio e arricchisce grazie alla sua specifica costituzione tutti gli altri”.(Heinz)
Occorrono interlocutori competenti e profondamente “in ascolto”. La Pastorale rende giustizia alle persone omosessuali solo se viene elaborata e attuata insieme a loro. Il fatto che oggi diverse Tradizioni si confrontino significa forse che dentro le loro stesse definizioni esistono non poche contraddizioni. Rimaniamo in dialogo sincero con tutte le componenti di Santa Madre Chiesa nel rispettoso ascolto della Gerarchia, ma non rinunciamo alla scoperta di una Teologia, di una pratica pastorale, di una Catechesi ispirata da Gesù venuto per servire e non per essere servito.
La Comunità San Benedetto partecipa al Gay Pride. Personalmente auspico abbia una forza provocatoria e propositiva notevole. Il mio invito a Transessuali, Lesbiche, Gay, Queer, Bisessuali e a tutte le emarginazioni che popolano la Terra è di ascoltare la Parola di Dio che ci stimola a “scegliere la vita”, in un unione sempre più fraterna in un patto di tenerezza, per promuovere una cultura e un pratica dell´accoglienza reciproca. Desidero in particolar modo esprimere la mia vicinanza ai Genitori di figli omosessuali.
A me sembra compito di un prete chiedere ai vescovi di:
- promuovere un´iniziativa per approfondire l´argomento;
- creare uno spazio di confronto tra e con le esperienze dei gruppi dei gay;
- dar seguito, anche attingendo a esperienze straniere, alla sollecitazione di uno sviluppo evangelico della pastorale a 360 gradi;
Il presupposto più importante per un vero dialogo è il fatto di comunicare con loro e non fermarsi a parlare di loro per censurarli drasticamente. Una Chiesa che sa di dover restare sempre a fianco delle minoranze, rifiuta come inumana e non cristiana ogni forma di diffamazione e discriminazione e non si ferma a sentenze definitive. La condanna ufficiale delle relazioni omosessuali da parte della Chiesa non può che rafforzare la “tabuizzazione”, discriminazione ed emarginazione molto diffusa. E inoltre decisivo l´impegno politico sociale verso l´adozione di una legislazione laica non discriminante. Si e´ disposti a togliere la demonizzazione, ma si è lontani nel riconoscere che si tratta di “naturalità” sia pure di minoranza.
Una volta riconosciuto il valore di una affettività omosessuale, fin dove questa potrà spingersi sul piano morale e poi sul piano giuridico? Nel cuore di tanti giovani c´è voglia di libertà e felicità rompendo quelle ipocrite perimetrazioni che le culture del dominio della discriminazione hanno costruito.
Per me Cristiano e Prete resta una consapevolezza: tutta la vita di Gesù manifesta che senza la forza che viene dalla fiducia in Dio non si può compiere questo cammino di liberazione.

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