«Famiglie, serve capire i bisogni»

Secolo XIX 26/6/09
il pd
UNA MAPPATURA dei “nuovi bisogni” e delle “nuove esigenze” delle famiglie genovesi, non importa se omo o eterosessuali, regolarmente coniugate o no. È quanto chiede alla giunta una mozione del gruppo consiliare Pd, a firma di Michela Tassistro, Sandro Frega, Gianpaolo Malatesta e Simone Farello. Come dire: conoscere i problemi per poterli affrontare. E Roberta Papi, Assessore alle politiche socio-sanitarie, ieri in commissione a Palazzo Tursi ha accolto l’indicazione e ha rilanciato. «Il Gay Pride finirà con la sfilata in strada, alla quale parteciperò. Ma i problemi delle famiglie, di qualsiasi genere, continuano».
Sono le quattro del pomeriggio, il dibattito del Gay Pride è in corso a poca distanza, all’interno delle sale di Palazzo Ducale. «Ma qui noi parliamo di “persone”, non importa affatto quale sia il loro orientamento sessuale – dice Papi – e quelli che offre il Comune sono infatti “servizi alla persona”». Da qui la richiesta: sgombrare il campo dalle lotte ideologiche per guardare invece ai problemi concreti. «Assistiamo a uno scontro tra chi si erge come difensore della famiglia e di ne annuncia la morte. Chi amministra una città, invece, non può permettersi di chiudere gli occhi davanti all’evoluzione di una struttura basilare della società e deve guardare la realtà, piaccia o no». Una realtà che continua Papi, «è fatta di famiglie ristrettissime, in massima parte con un solo figlio, con percentuali altissime di anziani e persone sole. È da questa fotografia dell’esistente che bisogna partire, per dare risposte vere e concrete».
E se l’anagrafe e l’ufficio statistica del Comune possono fornire un identikit molto preciso della città e dei suoi abitanti, fatto di numeri e dati, il passaggio ulteriore è la mappatura dei bisogni. «È importante sottolineare che quelli offerti dal Comune sono servizi che rispondono a domande individuali, quindi indipendenti dallo status giuridico della famiglia. Se arriva una mamma in difficoltà con il suo bambino, noi non guardiamo affatto se è sposato o no: interveniamo e prendiamo in carico la sua situazione di bisogno». Certo, aggiunge, «il problema è fatto di più livelli, alcuni temi non possono essere affrontati da un ente locale e richiedono normative nazionali».
Il dato più eclatante riguarda l’emergenza-minori: «In un solo anno, i minori assistiti insieme alla loro famiglia sono cresciuti di mille unità, passando da cinquemila a seimila casi». Si parla delle criticità più diverse: dalle situazioni gravi di disagio scolastico ai maltrattamenti. Piccoli genovesi che tendono una mano e chiedono aiuto.
B. V.

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