Teheran, spari sulla folla “Qui è un massacro, salvateci”
Repubblica 25-06-09
In un video il cadavere di un ragazzo. Scontri davanti al Parlamento
La minaccia di Khamenei: “Né le autorità né la nazione cederanno alle pressioni”
Human Rights ha elencato i nomi di 240 persone incarcerate durante la repressione
Centinaia di dimostranti si sono scontrati ieri a Teheran con polizia e milizie paramilitari, mentre la Guida suprema, l´ayatollah Ali Khamenei, ribadiva che le autorità non si piegheranno di fronte alla pressione degli oppositori che chiedono la ripetizione del voto.
Non ci è stato possibile confermare la portata dei nuovi scontri a causa delle severissime restrizioni imposte ai giornalisti. Ma testimoni, raggiunti telefonicamente, hanno detto che lo scontro è stato sanguinoso nelle strade intorno al Parlamento, con la polizia che ha usato munizioni da guerra.
Sfidando gli ammonimenti delle autorità, centinaia, forse migliaia di manifestanti, sempre secondo i testimoni, hanno cercato di radunarsi di fronte al Parlamento, a piazza Baharestan. Hanno trovato ad attenderli i poliziotti in assetto antisommossa e le milizie paramilitari, che li hanno colpiti con manganelli, gas lacrimogeni e armi da fuoco. Un testimone sostiene di aver visto una ragazza di 19 anni colpita a morte al collo. Altri dicono che la polizia ha sparato in aria, non sui manifestanti.
Secondo alcuni sostenitori dell´opposizione Mir Hussein Musavi, candidato alle presidenziali e leader dell´opposizione, avrebbe dovuto parlare alla folla, ma secondo le prime notizie non si sarebbe visto. Per tutta la giornata si sono rincorse voci, non confermabili, su un suo arresto.
Le violenze si sono verificate mentre emergevano altri particolari sull´elevatissimo numero di arresti che sta accompagnando la peggiore crisi politica vissuta dall´Iran dai tempi della rivoluzione del 1979. Secondo l´International Campaign for Human Rights in Iran, 2000 persone sarebbero state imprigionate: per la tv di stato sarebbero intorno a 650.
Ieri mattina l´ayatollah Khamenei ha detto ai parlamentari che «insisteva e insisterà ad applicare la legge sulla questione delle elezioni». «Né le autorità né la nazione cederanno alle pressioni, costi quel che costi», ha spiegato. I commenti della Guida suprema, uniti al giro di vite contro la nuova manifestazione, agli arresti e ali altri sviluppi, hanno rafforzato l´impressione che le autorità abbiano deciso di usare tutti le leve del potere per soffocare la protesta. La coalizione che si oppone ai risultati elettorali mercoledì ha subito una battuta d´arresto quando uno dei candidati sconfitti ha formalmente ritirato le sue denunce di brogli, aprendo una spaccatura fra quelli che contestano l´esito del voto. Alcuni oppositori proseguono nella sfida chiedendo il proseguimento delle proteste e il rilascio dei detenuti: Zahra Rahnavard, la moglie di Mousavi, mercoledì ha lanciato un appello per l´immediato rilascio delle persone arrestate. «Lamento l´arresto di molti esponenti politici e cittadini, e voglio che siano immediatamente rilasciati», ha dichiarato la Rahnavard. «È mio dovere proseguire nelle proteste legali per preservare i diritti degli iraniani».
Il candidato che ha ritirato le denunce, Mohsen Rezai, inizialmente sosteneva di avere le prove che 900.000 persone avevano per votato per lui, nonostante i dati ufficiali gli assegnassero solo 680.000 voti. Ma ieri ha deciso di ritirare la sua denuncia, dicendo che la «situazione è entrata in una fase delicata che è più importante delle elezioni». Arrivato quarto dietro a Mousavi e all´ex presidente del Parlamento, Mehdi Karrubi, Rezai era il più a destra fra i candidati sconfitti. La sua decisione, secondo gli esperti, ha rappresentato un piccolo ma importante passo indietro per l´opposizione, perché la presenza di un esponente interno al sistema tra le fila dei contestatori dava maggiore credibilità alla battaglia.
(Copyright New York Times – La Repubblica. Traduzione di Fabio Galimberti)

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