Rotondi: «Contrario alle adozioni per le coppie gay»

Secolo XIX 25/6/09
l’intervista
Il ministro Pdl per l’Attuazione del programma oggi al convegno sui matrimoni tra omosessuali
«IL MINISTRO Rotondi e Arcigay si confrontano sul matrimonio omosessuale e sull’adozione per coppie dello stesso sesso». Di primo acchito, suona curiosa la strana coppia del convegno che si terrà oggi pomeriggio al Ducale. Divertito, il ministro (già Dc e ora Pdl) per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi, conferma. Con una premessa: «Non dirò cose rivoluzionarie».
Come si colloca un ex di vecchia scuola dc e ministro di un governo di destra a un incontro di Arcigay?
«Ho espresso una posizione meno chiusa di altri, sulla legalizzazione delle convivenze tra persone dello stesso sesso. E comunque andrò più per ascoltare, che per parlare. So che ci saranno giuristi europei e sono interessato a sentirli. Ma è normale che un ministro venga invitato. E che accetti. Tenga conto che sulle mie posizioni non impegno mai il governo».
Tant’è che il governo non sembra dare aperture alle unioni gay.
«La legge che ho presentato scontenta tutti: favorevoli e contrari alla legalizzazione delle unioni. Dunque, è segno che è una buona legge. Anche se ferma. Il primo compito di un politico cristiano è cercare di tenere unita la società. Per questo, mi ritrovo con il cardinale Bagnasco che ha spento la polemica scegliendo la strada della discrezione e della comprensione».
Mica tanto. All’Arcigay che da mesi invoca un incontro, il cardinale non ha manco risposto.
«So che molti cattolici volevano contestare il Gay Pride, evento che il cardinale non ha osteggiato».
Intercederà con il presidente della Cei perchè riceva una delegazione di Arcigay?
«Sono laico. Tutto mi si può chiedere, tranne che intercedere. Teniamo separati i campi».
La Chiesa non dovrebbe aprirsi?
«La Chiesa non è ostile all’amore universale. Separerei le affermazioni dall’amorevole comprensione per chi si discosta. La mia è scuola Dc, sono per evitare fratture nella società. Ecco perché sono molto contento di partecipare al convegno. È un bellissimo fatto di civiltà. Un bel confronto educativo. Tant’è che sono a Genova con moglie e una figlia».
Se la porta al convegno Arcigay?
«È piccola. Lei spera piuttosto in un bagno di mare».
Destinazione Portofino?
«Siamo per spiagge più popolari. Meglio la Finale Ligure del maestro Donat Cattin».
Via ministro, lei è un vecchio Dc, ha capito benissimo.
«Diciamo che l’obbedienza è a Portofino, ma il Dna è la Dc di Donat Cattin. La Liguria ha espresso grandi uomini. Mettiamoci anche Scajola, che sempre dalla Dc arriva…».
Dc che non si sarebbe mai fatta frullare come sta accadendo al primo ministro da oltre un mese…
«No, guardi, è sempre successa la stessa cosa, quando si vuole discreditare un politico. Accade sempre che una mano esperta vada a rovistare nei cassetti, trovando pietanze pronte su ordinazione.
Pietanze messe in tavola dalle barbe finte dell’intelligence?
«Io non l’ho detto. L’ha detto lei».
Non è che una volta si faceva con maggiore discrezione?
«Nel privato, ognuno fa quello che vuole. L’italia una volta separava pubblico e privato. Non come in America, dove i politici moralisti poi venivano presi con le mani nel sacco ai bagni pubblici. E poi, guardi, si tratta di feste nelle quali il sesso è estraneo. Si cena e si canta senza nulla di morboso».
Messaggio ricevuto. Torniamo al tema del dibattito: favorevole al matrimonio gay?
«La Dc ha presentato una proposta che dà risposte, pur riaffermando l’unicità invalicabile della famiglia. So che Mancuso, presidente dell’Arcigay, non condivide. Ma ci si confronta con serenità. Senza crociate. Con spazio sia al Gay Pride, sia al Family Day».
Family Day in pubblico e in privato un boom di seconde nozze…
«Noi sottolineiamo la famiglia cattolica come unica. Ma sono favorevole a risolvere il tema della convivenza con strumenti giuridici che non si sovrappongano al matrimonio».
E dato che i matrimoni saltano alla grande, si discute una riduzione dei tre anni di separazione prima del divorzio. Favorevole?
«Per me il matrimonio è indissolubile. La legge non mi riguarda».
Ma voterebbe la riduzione?
«Non sono pregiudizialmente contrario. Non facciamo crociate, è importante trovare una convergenza».
Vecchia scuola Dc… Quanto all’adozione per le coppie gay?
«È un tema che non vorrei toccare. Sarei costretto a dire no. Ed essendo ospite loro, mi pare poco carino».
Due politici della sua coalizione hanno bollato il Pride come «oscena e immonda carnevalata».
«Be’, carnevalata come termine sottintende una qualche piacevolezza. Allora, perché impedirglielo?».
patrizia albanese

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