“Grazie Vincenzi per l´ospitalità ma dal Pd troppa freddezza”
Repubblica 25-06-09
La polemica
Riccardo Gottardi, presidente nazionale Arcigay: per fortuna c´è più slancio da parte dei giovani del partito
“Si vede che nel loro Dna non è ancora entrata la difesa dei diritti”
Riccardo Gottardi, presidente nazionale di Arcigay, dia un voto a Genova, la città che accoglie il Gay Pride.
«È comunque un voto alto. Per esempio in nessun Pride abbiamo collaborato così bene con la macchina comunale. In genere c´è molta disponibilità. C´è un pezzo della città che vuole farla crescere. Questa tendenza si nota più nella cittadinanza che nelle forze economiche e politiche».
Le istituzioni sono al vostro fianco?
«La prima a rispondere è stato il sindaco Marta Vincenzi, che si è dichiarata orgogliosa che Genova sia stata scelta per ospitare il Pride. Un gesto importante. In altri paesi sarebbe una dichiarazione scontata, da noi non lo è. Il primo ente a dare il patrocinio è stata la Provincia di Genova. Poi è venuta anche la Provincia di Savona, quella di prima delle elezioni».
Un bilancio positivo, dunque?
«Certo, con una spiacevole eccezione».
Che riguarda gli esponenti del centrodestra?
«Niente affatto, riguarda al contrario una certa freddezza da parte del centrosinistra. Non che mi abbia stupito, intendiamoci. Ma confesso che da parte del Pd mi avrebbe fatto piacere un pochino più d´entusiasmo. Si vede che nel loro Dna non è ancora entrata la difesa dei diritti».
Ci racconti la verità sulla scelta di Genova. È vero che c´entra la presenza del cardinale Bagnasco?
«Non ci abbiamo minimamente pensato. Lo so che non mi crede nessuno, ma è davvero così. D´altra parte non è la Chiesa il nostro interlocutore, ma le istituzioni. Su grandi temi etici e sul rispetto dei diritti dei gay, delle lesbiche e dei trans il Vaticano fa il suo mestiere. Sbagliano semmai quelli che lo ascoltano».
Torniamo alla scelta di Genova: se non è per Bagnasco, allora perché?
«Perché il Pride è una manifestazione itinerante e ogni va dove non si è ancora fatto e dove ce n´è bisogno. Genova è l´ultima grande città del nord a non averlo avuto. Ma ci sono anche altre ragioni. Per esempio il fatto che la città è medaglia d´oro della Resistenza. E di questi tempi la cosa è di grande significato. Poi Genova ha la capacità di ospitare ogni tipo di manifestazione».
Si dice che i commercianti, una delle anime economiche più importanti, non si siano entusiasmati…
«È una falsa convinzione. Anzi: abbiamo realizzato 270 kit da fornire ai commercianti che lo richiedessero e ne abbiamo già distribuiti 240. In nessun´altra città era stato realizzato questo risultato».
Però ce n´è una parte di quelli lungo il percorso che ha rifiutato il kit con la spiegazione che “tanto qui vengono lo stesso”.
«Magari sarà così dopodomani. Ma nei giorni successivi e negli anni a venire non sarà così. L´esposizione del kit testimonia di far parte di una “rete gay-friendly”, è una importante presa di posizione da parte del commerciante che avrà conseguenze positive nel futuro».
I nomi dello spettacolo non sembra abbiano risposto con entusiasmo al richiamo del Gay Pride. Se lo aspettava?
«Tanto per cominciare ci sono artisti come Lella Costa, Vladimir Luxuria, il cabarettista Andrea Di Marco. Poi c´è da considerare che il “focus” scelto per il Pride è stato quello di non farne un grande evento ludico, ma una manifestazione dalla forte valenza politica».
E ci riuscirete, malgrado una certa riluttanza del Pd?
«C´è da dire che alla sfilata ci sarà il carro dei Giovani Democratici. Questo è un segnale positivo, che nelle nuove generazioni c´è speranza. Sempre che quelle vecchie non esercitino un´influenza negativa».

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