“Graziata” clandestina con bimbo al Gaslini
Secolo XIX 25/06/2009
la storia
Una colombiana è stata fermata dai carabinieri mentre stava andando a trovare il figlio in ospedale.
Rinviata l’espulsione
I CARABINIERI, dopo averla arrestata, sono pure andati a trovarla in ospedale. Perché Maria (nome di fantasia) ispirava tutto fuorché il desiderio di sbatterla in carcere in quanto clandestina, con un figlio piccolo da accudire al Gaslini e pure un marito italiano che a breve potrebbe consentirle di ottenere la cittadinanza. E alla fine, d’accordo con il sostituto procuratore Patrizia Petruzziello, i militari hanno trasformato l’arresto in denuncia a piede libero, dando la possibilità alla donna di accudire il bimbo del quale rappresenta, di fatto, l’unico sostegno.
Per orientarsi bisogna perciò tornare a martedì pomeriggio quando la straniera – una colombiana di 36 anni ufficialmente residente a Roma – viene controllata su un bus poiché senza biglietto. I carabinieri intervenuti sul posto comunicano il suo nome alla centrale operativa di forte San Giuliano e il responso del computer è impietoso: Maria non ha «ottemperato», come si dice nell’asciutto gergo delle forze dell’ordine, a un ordine di espulsione emesso nei mesi scorsi. Sulla carta è insomma una clandestina e, in teoria, avrebbe dovuto lasciare l’Italia ma non l’ha fatto. In realtà, Maria ha una condizione familiare difficilissima e quel figlio di otto mesi che solo al Gaslini può ricevere cure adeguate: da lui stava andando, di corsa, quando l’hanno “scoperta”. E basta poco per capire che il suo caso non può essere trattato come fosse una situazione di routine.
È vero che la legge obbliga in situazioni del genere all’arresto, ed è ciò che materialmente avviene dopo gli ultimi rilievi sull’identità della sudamericana. Ma con un triangolo di telefonate pattuglia-comando provinciale-Procura, si trova infine una soluzione. Dopo poche ore di arresto sì, ma formale, viene formulata nei confronti della mamma una denuncia a piede libero: qualcosa che consenta di non dribblare la norma ma al contempo di lasciarla andare dal figlio. La donna è assistita in questa vicenda dall’avvocato Alessandra Ballerini. Che spiega: «Siamo davanti al caso d’una persona indigente e con un bimbo malato da accudire. Sfido chiunque a pensare che si dovesse procedere senza accortezze». E il primo apprezzamento è proprio per l’operato dell’Arma: «I carabinieri sono stati disponibili, umani, gentili. Appena le hanno chiesto di mostrare i documenti lei è scoppiata a piangere, era davvero terrorizzata di non poter arrivare all’ospedale, o all’idea che l’intoppo avrebbe comunque pregiudicato la sua possibilità di fornire assistenza al piccolo. Perciò si sono prodigati più di tutti per assicurare una via d’uscita». Maria, ribadisce ancora il suo legale, non potrebbe comunque essere espulsa: «Le difficoltà economiche e un bambino in quelle condizioni, rappresenterebbero comunque un impedimento all’espulsione».

HOME | MAPPA DEL SITO | CONTATTI | ISCRIVITI |
TUTTI I CONTENUTI DEL SITO SONO DISTRIBUITI SOTTO LICENZA CREATIVE COMMONS | CREDITI