Coppia gay costretta a espatriare

Secolo XIX 25/6/09
la storia
patrizia albanese
genova. Costretti ad andarsene dall’Italia, che non riconosce l’unione gay. E che equipara a un clandestino extracomunitario, Doug Mc Call, 51 anni, stimato psicologo neozelandese. Poco importa allo Stato italiano che da dieci anni Doug sia compagno di vita di Roberto Taddeucci e che dal 2004 – tornati dalla Nuova Zelanda – vivano insieme in Toscana. Nossignore, la legge parla chiarissimo: Doug senza permesso di soggiorno deve sloggiare. L’alternativa? Sottoporsi a un’infinita trafila per avere rinnovi temporanei, poiché il permesso di soggiorno per motivi familiari gli viene negato. Non riconoscendo la convivenza tra persone dello stesso sesso, l’Italia non ammette – di conseguenza – alcun ricongiungimento familiare. E Doug Mc Call continua a restare un extracomunitario. Clandestino.
Dopo anni di lotte – l’ultima alla Corte europea per i diritti dell’uomo, in un’azione legale contro l’Italia – la coppia ha gettato la spugna.
Fra meno di una settimana, i due lasceranno la Toscana diretti ad Amsterdam dove Doug potrà finalmente tornare a fare lo psicologo, come non poteva da noi, privo del permesso di soggiorno, che consente di lavorare.
Oggi Roberto, 44 anni, free lance, e Doug smetteranno di impacchettare libri e stoviglie, in vista del trasloco, per raccontare la loro storia a Genova. Al convegno che si tiene dalle 15 a Palazzo Ducale su matrimonio e adozioni per le coppie gay, al quale parteciperà anche il ministro per l’Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi il quale, se apre alle unioni di fatto – a patto di tenerle ben distinte dal matrimonio – spranga decisamente sulle adozioni. E la storia di Roberto e Doug sembra ancora pura fantascienza per l’Italia.
«Davvero non pensavo che avremmo avuto tanti problemi, quando abbiamo deciso di trasferirci», premette il free lance. E racconta: «In Nuova Zelanda la nostra unione era stata riconosciuta senza problemi. Ben prima che venisse approvato, nel 2005, il matrimonio sul modello britannico. Tornati in Italia, abbiamo invece scoperto che il vincolo non è riconosciuto. Di conseguenza, Doug non ha diritto a nulla: dal permesso di soggiorno, al lavoro. Passando per la patente, fino all’assistenza sanitaria. Senza trascurare una casa in affitto: a Doug non è consentito stipulare nessun contratto».
Dopo una pausa sofferta, Taddeucci continua: «Il primo anno, Doug ha ottenuto un permesso di soggiorno per studio. Poi stop. Abbiamo fatto ricorso al tribunale di Firenze, che ci ha dato ragione: gli spettava il permesso di soggiorno. Ma in Appello, ci hanno dato torto, con una motivazione che ha pure dell’offensivo. Ci sono rimasto malissimo nel leggere testualmente che il riconoscere diritti a una coppia dello stesso sesso, è atto contrario all’ordine pubblico. Avvilente». Già, manco i due fossero dinamitardi. Néè andata meglio in Cassazione. «La sentenza è di qualche settimana fa – spiega ancora il free lance – Anche loro ci danno torto. E allora, in attesa che si esprima la Corte europea per i diritti dell’uomo, anche grazie all’assistenza legale dell’Arcigay, abbiamo deciso di andarcene. Stop. Basta. Siamo avviliti e umiliati. Andiamo in Olanda. Ad Amsterdam dove non avremo problemi».
Difficile raccontare l’amarezza di questi due uomini. Ma difficilmente la loro storia scuoterà le coscienze politiche, in tutt’altro affaccendate.

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