Oggi il ddl al Senato Editori e giornalisti: «No al bavaglio»
INTERCETTAZIONI
Manifesto 23/6/09
Stefano Milani
Oggi il bavaglio comincia ad annodarsi dietro la testa degli italiani. Nodo dopo nodo, seduta dopo seduta, al Senato si discute il ddl Alfano che, nel giro di qualche settimana, si trasformerà nell’ennesima legge salva-premier. Da licenziare in fretta e furia, così da metterlo a riparo dai nuovi scandali di corte. Ma a Palazzo Madama il disegno di legge, già passato alla Camera senza colpo ferire e dopo dieci mesi di naftalina, subirà qualche ritocco. «In meglio», assicurano dalla maggioranza. Un particolare che ha il sapore della minaccia, visto che una delle modifiche da approntare con la matita rossa riguarda un punto molto delicato della legge, quello in cui si fa riferimento alla retroattività. In poche parole, se il ddl rimasse così com’è almeno le indagini in corso sarebbero a riparo dal bavaglio. Ma la «scossa» arrivata da Bari fa premere l’entourage del cavaliere affinché questo punto (il numero 34) venga cancellato. O meglio cambiato, così da considerare illegali tutte le intercettazioni, senza stare tanto a guardare le date.
Palazzo Grazioli è un via vai di riunioni e di incontri. I suoi uomini stanno lavorando alacremente. Ora è tutto uno scontro a due, tra onorevoli-avvocati. Da una parte il legale di Berlusconi, Niccolò Ghedini, che spinge per usare il bianchetto e dall’altro l’avvocato Giulia Bongiorno a cui il presidente Fini in persona ha dato mandato di resistere e vigilare su ogni possibile tentazione pidiellina. Su una cosa l’intera maggioranza è unita e compatta: sbarazzarsi del ddl il prima possibile. E con i numeri in possesso a Palazzo Madama è tutt’altro che un’impresa titanica.
L’esito scontato non scoraggia però chi questa legge proprio non la digerisce. Liberi cittadini e giornalisti, in questi giorni mobilitati un po’ in tutta Italia con iniziative, eventi, dibattiti. Stasera (alle 21) al teatro Ambra Jovinelli di Roma andrà in scena In galera! Gli articoli che potremmo non leggere più, manifestazione-spettacolo per dimostrare, dicono gli organizzatori, «nel modo più evidente i guasti che il ddl Alfano porterebbe al sistema dell’informazione democratica dei cittadini se il testo venisse approvato dal Senato».
Attori, uomini di spettacolo, giornalisti e rappresentanti del mondo sindacale e della società civile si alterneranno sul palco per leggere brani delle intercettazioni che hanno consentito ai magistrati di scoprire e agli italiani di conoscere i maggiori scandali degli ultimi anni: dalle razzie economico-finanziarie, alle truffe ai danni dello Stato, dalla sanità malata al malaffare dello smaltimento rifiuti. «Reati, scandali, ruberie che i magistrati avrebbero moltissima difficoltà a scoprire, reprimere e punire se le norme del ddl Alfano diventassero legge perché verrebbero privati della più efficace armai di indagine, dato che le intercettazioni diventerebbero quasi impossibili», spiega una nota dell’Unci, che è tra i promotori dell’iniziativa con Fnsi e Ordine dei giornalisti.
Ma nell’era digitale il dissenso viaggia veloce anche su Internet dove si moltiplicano appelli e forum. Su Facebook trentacinquemila persone si sono già iscritte a Così muore la libertà di informazione, ma noi vogliamo tenerla in vita, un gruppo messo su da alcuni giornalisti che si dicono pronti all’«obiezione di coscienza», ovvero «a continuare a pubblicare gli atti giudiziari (intercettazioni, ma non solo) che non sono segreti, ma di cui la maggioranza di governo vuole impedire la pubblicazione e la conoscenza». E la Federazione nazionale della stampa gli darà manforte perché «questo ddl è motivo di allarme europeo». L’ennesima anomalia tutta italiana.

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