Liberate le schiave del sesso dalla Libia ai bassi dei vicoli

Secolo XIX 23/6/09
l’inchiesta della polizia
In carcere finite nove persone: sfruttavano le ragazze, tre minorenni
“VESTITO” ERA il nome in codice, a prova di intercettazione telefonica, delle ragazze in viaggio dalla Nigeria all’Europa nell’ambito di una vera e propria tratta umana, finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, con base a Genova e contatti in mezzo mondo. «Sto aspettando un vestito, non mi è ancora arrivato, cioèè arrivato in Italia ma non ce l’ho ancora in mano», si dicono alcuni degli indagati al telefono. La Mama o Madam, a cui le ragazze, fra cui almeno tre minorenni, erano assoggettate (e che è rimasta – almeno per il momento – “primula rossa” nell’ambito dell’inchiesta che ha mandato in carcere 9 persone), chiedeva loro cinquantamila euro prima di “liberarle” lasciandole alla loro vita. È il cosiddetto “debito” che le prostitute nigeriane devono pagare alle organizzazioni che le fanno arrivare dai loro villaggi all’Europa per avviarle alla vita sulla strada o, all’estero, nelle case chiuse. E se prima di partire dalla Nigeria le ragazze venivano sottoposte a rituali tribali per soggiogarle ai loro futuri padroni, in Italia l’unico rito era quello della cinghia. Con cui venivano frustate ogni qualvolta disobbedivano ai loro aguzzini. Fosse anche perché non guadagnavano abbastanza.
Tocca l’Italia, la Francia, il Niger e la Libia (come zona di passaggio) il traffico di donne scoperto dalla Polizia ferroviaria ligure (comandata da Roberto Guerri) e condotta insieme alla sezione di polizia giudiziaria della Procura di Genova (comandata da Luca Capurro). Nove persone arrestate e dodici denunciate accusate a vario titolo di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, tratta, riduzione in schiavitù e traffico di droga. In carcere, tra giovedì e sabato scorso, sono finiti i fratelli Saturday e Bridget Osawe, nigeriani di 34 e 32 anni, e i rispettivi coniugi Osarenoma Aghedo, 27 anni, e Owens Igbinigun, 35 anni, tutti difesi da Gianfranco Pagano e Valentina Traverso. E ancora i nigeriani Ekoma Monday Okums, 33 anni,

NDR.  A questo punto dell’articolo seguono i nomi di quattro persone che, come scritto nello stesso articolo, nulla hanno a che vedere con lo sfruttamento delle “schiave del sesso”, come le definisce l’articolista.

La scelta di pubblicare  questo articolo nella nostra rassegna stampa deriva dalla convinzione che essa sia coerente con la nostra azione quotidiana in difesa dei diritti e, più in particolare, dei diritti dei migranti e di denuncia di chi questi diritti calpesta.

Riteniamo quindi di aderire alla richiesta pervenutaci da uno degli interessati – che, per inciso, afferma di essere stato solo fermato per una notte – e omettere il nome delle quattro persone estranee alla vicenda delle cosiddette “schiave del sesso”.

Alfredo Simone, responsabile ufficio stampa Arci Genova.

Gli ultimi quattro non c’entrano con il traffico delle ragazze ma sono stati arrestati per detenzione e spaccio di cocaina, più o meno nello stesso “giro” dei fratelli Osawe.
Ma, anche per i due fratelli, le posizioni giudiziarie e i reati ipotizzati a loro carico sono diversi. Saturday e Bridget, e i loro consorti, lavoravano a stretto contatto ma in due maniere diverse. Saturday (che aveva il vezzo di guidare una Jaguar) è accusato anche della tratta delle donne dalla Nigeria all’Europa (compreso l’acquisto di una ragazza a 8mila euro), della loro riduzione in schiavitù con la violenza (le prendeva a cinghiate, come ha raccontato una vittima). Sua sorella e marito – tranne che in un caso – si limitavano a farle prostituire. Questo, per lo meno, hanno accertato un anno di indagini di Polfer e polizia giudiziaria della Procura coordinate dal sostituto procuratore della Dda, Federico Panichi. A Owens Igbinigun, marito di Bridget, viene contestato solo il viaggio di una sola ragazza fatta arrivare in Italia passando dalla Libia e poi via mare fino a Lampedusa. Con l’aggravante, tra l’altro, di averle fatto rischiare la vita con il viaggio pericoloso via mare.
L’indagine ha permesso di “affrancare” dalla schiavitù 18 donne e tre minorenni. Inoltre sono stati sequestrati tre appartamenti dove le ragazze vivevano e si prostituivano (una casa al Campasso e due bassi nei vicoli). L’attività dei nigeriani, di cui si sono appurati contatti in Niger, Libia, Francia e in diversi altri paesi sub-sahariani, andava avanti almeno dal 2006.
Francesca Forleo

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