Niente residenza se non hai un lavoro e una casa
Manifesto 18/6/09
TREZZO SULL’ADDA Il neosindaco leghista lancia subito la sua campagna anti-immigrati
Alessandro Braga MILANO
MILANO
È proprio vero, bisogna ammetterlo: la Lega è il «partito del fare». Purtroppo. Il Carroccio lo ha sbandierato nei suoi manifesti elettorali, ottenendo in cambio una «paccata» di voti e il governo di moltissime realtà locali a nord del Po. E, da «uomini d’onore», i «bravi» padani hanno subito fatto capire in giro che il «vento era cambiato». Manco il tempo di insediarsi, e già i neosindaci in camicia verde hanno messo in atto i loro «piani criminosi», mascherati da programmi elettorali.
Trezzo sull’Adda, estremità orientale della grande provincia milanese. Un paesone di poco più di 12mila abitanti, dove il problema sicurezza si può al massimo individuare in qualche adolescente che dopo le dieci di sera va in giro a suonare i citofoni e poi scappa. Invece no. Per il fresco di nomina primo cittadino Danilo Villa, leghista doc, il problema sono, ovviamente, gli immigrati. E allora non ha ancora partecipato al primo consiglio comunale, previsto per la prossima settimana, che già sbraita contro questi «pericolosi delinquenti». «Niente residenza a chi non ha un lavoro», ha immediatamente fatto sapere il neosceriffo. Insomma, senza un reddito e senza un alloggio i cittadini extracee non potranno prendere la residenza nel suo paese. In barba alla legge relativa all’anagrafe che in qualche modo «impone» l’accettazione della residenza a chiunque ne faccia richiesta. Ma tant’è, per i «celoduristi» padani le leggi, quando non sono a «loro immagine e somiglianza», valgono meno della bandiera italiana, con cui il loro leader qualche anno fa minacciava di «pulirsi il culo». «I certificati di residenza dei nuovi trezzesi li firmerò io personalmente – tuona Villa – Senza un reddito documentato e un alloggio che risponda ai criteri minimi di abitabilità non si potrà risiedere».
E questo è solo il primo punto di un programma elettorale che prevede anche un giro di vite per i matrimoni tra extracomunitari, la costituzione delle ronde e la minaccia di «porre un freno» all’apertura di «negozi etnici» che «snaturano i centri storici». Contro i quali si metteranno in campo le forze dell’ordine. Da bravi esponenti del «partito del fare», c’è da scommettere che a breve tutti gli amministratori padani faranno fioccare ordinanze e leggine ad hoc. Del resto, con un 10,2% di voti a livello nazionale, si sentono legittimati a alzare la voce. È la Padania, bellezza.

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