L’Ocse lancia l’allarme Italia
Secolo XIX 18/6/09
il monito
Pil a -5,3%, disoccupazione vicina al 10%. La “ripresina” arriverà nel 2010
milano. Una situazione disastrosa, che nessuno avrebbe potuto prevedere. È una recessione profondissima, quella nella quale è caduta l’Italia, tanto da «sorprendere per la sua ampiezza».
L’Ocse non usa mezzi termini, per descrivere lo stato di salute dell’Azienda Italia. Il Pil, ammonisce, calerà nel 2009 del 5,3%, e il Paese sarà costretto a gestire un tasso di disoccupazione sempre più vicino al 10%. Senza contare i due mali storici del Paese: il deficit e il debito pubblico, ormai fuori controllo. La ripresa? Probabile che arrivi nel primo trimestre dell’anno prossimo. «Le prospettive sono incerte», la ripresa sarà«molto lenta», eppure l’Italia potrebbe, malgrado la pessima situazione dei suoi conti, uscire dal tunnel della recessione in maniera più robusta rispetto a quanto accadrà in altri Paesi. Ma, in quel caso, il merito sarà esclusivamente delle famiglie e delle imprese, capaci di presentarsi alla ripresa economica con bilanci tutto sommato positivi. A quel punto, avverte l’organizzazione, il governo non avrà scelte: dovrà giocoforza mettere in moto le attese riforme strutturali.
Alla vigilia dell’Outlook di primavera, l’Ocse ha pubblicato ieri il suo rapporto sull’Italia nel quale delinea problemi, prospettive e sfide per la nostra economia. Il calo del Pil quest’anno sarà superiore a quanto precedentemente stimato, pari al -5,3% contro il -4,3% anticipato a fine marzo, mentre per il 2010 è prevista una modesta ripresa dello 0,4%. In linea con quanto previsto dal governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nelle considerazioni finali, l’Ocse ritiene che a pesare sulla congiuntura italiana sarà anche la difficile situazione dei senza lavoro, con il tasso di disoccupazione che potrebbe raggiungere il 10% entro 2009, per poi aumentare quasi certamente anche nel 2010. Le casse dello Stato, peraltro, sono oberate da un deficit in continuo aumento, che salirà al 6% del Pil nel 2010, e un debito pubblico che «supererà il 115% del Pil nonostante un certo sforzo di consolidamento», per poi «avvicinarsi al 120% entro la fine del 2010». È proprio la zavorra che pesa sui conti che, secondo l’Ocse, limita molto lo spazio di manovra per fare interventi anti crisi. L’organizzazione parigina valuta tuttavia positivamente le misure, seppur di piccola entità, adottate dal governo, in particolare quelle a sostegno delle fasce più vulnerabili della popolazione. Non appena l’attività economica comincerà a riprendersi – avverte però – il governo «dovrà impegnarsi in un serio programma a medio termine di riduzione del debito fondato sul controllo della spesa e probabilmente su nuove riforme delle pensioni e della sanità». La riforma delle pensioni, spiega ancora l’Ocse, «richiederà un forte impegno» poiché implica l’aumento dell’età lavorativa, un più alto livello di risparmio previdenziale privato o assegni pensionistici più bassi rispetto a quelli attuali. Fare riforme significa poi anche proseguire con le liberalizzazioni e rendere più efficiente la pubblica amministrazione.
francesco ferrari

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