«Scuola italiana da rifare costi alti, risultati modesti»
Secolo XIX 18/6/09
il rapporto dell’ocse: il nostro paese è in coda alla classifica
Gelmini: «L’indagine ci dà ragione, andremo avanti con le riforme»
Roma. La scuola italiana è in coda nella classifica dei Paesi Ocse: il nostro sistema educativo produce risultati «fra i più modesti» dell’area, «nonostante la spesa per studente sia molto elevata». Non solo. Esistono «forti differenze regionali che non possono essere semplicemente spiegate con la diversa quantità di risorse disponibili» e che rappresentano un fardello per l’intera economia nazionale. Nel rapporto sull’Italia, l’Ocse riconosce al governo Berlusconi di aver messo in cantiere una riforma della scuola volta a «razionalizzare le spese e migliorare il sistema di valutazione e di reclutamento degli insegnanti». Tuttavia l’organismo di Parigi sottolinea la mancanza di un quadro complessivo e definitivo. E, in proposito, suggerisce all’esecutivo un approccio più organico: «Considerando la natura di queste riforme – si legge nel rapporto – sarebbe preferibile realizzarle con un pacchetto onnicomprensivo, piuttosto che in modo parcellizzato».
L’Ocse parte dalla constatazione che «l’assenza di chiare informazioni sulla valutazione degli studenti e dell’intero sistema, dai docenti all’amministrazione centrale, è stata la causa principale delle cattive performance». E suggerisce il principio della responsabilità che «va introdotta a diversi livelli, in primo luogo per i presidi e i direttori scolastici, ma anche per gli insegnanti, in modo tale che la scelta degli insegnanti, la formazione delle classi e i metodi educativi abbiano un’adeguata informazione consentendo il giudizio sui risultati formativi e sul sistema di incentivi».
Ma per realizzare questi obiettivi, i presidi dovranno «ottenere un’adeguata autonomia dei poteri di gestione, al contrario dell’attuale quasi completa assenza di autonomia». Secondo l’Ocse, «elevare la performance del sistema educativo è una delle maggiori sfide» per l’Italia. La riuscita di una riforma complessiva del sistema educativo è anche una chiave per ridurre le differenze regionali: «Contenere il gap educativo fra Nord e Sud è una della vie per ridurre le differenze economiche e sociali complessive. Di conseguenza, andrebbero incoraggiate misure volte a recuperare le scuole e gli studenti più deboli, specialmente quelli a rischio abbandono».
I risultati medi degli studenti italiani sono tra i più scarsi nell’area Ocse: ad esempio gli italiani di 15 anni sono indietro di due terzi di anno scolastico nelle scienze rispetto alla media europea e di due anni rispetto ai migliori, che sono i finlandesi. Tra le carenze della scuola italiana, l’età molto alta del personale docente, la mancanza di incentivi per la carriera dei docenti e una spesa elevata alla quale non corrispondono buoni risultati. Il rapporto spiega che la spesa elevata per studente è da mettere in relazione con le classi poco numerose e le tante ore di insegnamento. Infine: per migliorare la qualità dell’insegnamento serve una maggiore motivazione degli insegnanti, legando gli aumenti degli stipendi a buone prestazioni piuttosto che aumentare gli stipendi a tutti. «Il rapporto Ocse ci dà ragione. Molte delle osservazioni poste dai sindacati e dall’opposizione vengono smentite da questa indagine» ha commentato il ministro dell’istruzione, Mariastella Gelmini «L’Ocse auspica un’azione riformista e suggerisce provvedimenti urgenti che abbiamo adottato. È urgente proseguire con le riforme. Non basta e non è utile difendere la scuola così come è oggi.Il problema è quello di migliorare la gestione delle risorse investite attraverso l’introduzione di un sistema di incentivi basato sul merito». Il ministro ha poi insistito sulla necessità di rimodulare gli organici, perché«la spesa ha raggiunto livelli altissimi».
Attilio Oliva, presidente dell’associazione Treellle che ha messo in contatto l’Ocse con il ministero dell’Istruzione, ha voluto, nel suo intervento romano, citare Obama. «Egli ha detto: “… Troppi nel mio parito si sono opposti all’idea di compensare con incentivi economici l’eccellenza dell’insegnamento. Anche se sappiamo bene che questi incentivi potrebbero produrre miglioramenti sostanziali. E’ il momento di cominciare a premiare i bravi insegnanti e smettere di giustificare i mediocri…”».
D.B.

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