Napoli, morte in diretta e nessuno interviene

Repubblica 17-06-09

Nelle telecamere della metro le immagini del musicista romeno ucciso dai camorristi
L´episodio il 26 maggio scorso: raid tra la folla, colpito un immigrato con la fisarmonica – il video

Quattro motorini sfrecciano contromano. Le armi si alzano sopra i caschi. Puntano ad altezza uomo. La raffica. Spari in diretta. E tra le urla e la paura, il silenzio di una morte tra la gente che fugge dai proiettili della camorra e non solo. La gente fugge indifferente davanti a un uomo che agonizza e a sua moglie che chiede aiuto. Sono romeni.
Napoli, le 19.47 del 26 maggio scorso: otto killer arrivano in moto davanti alla stazione della Cumana di Montesanto. Impugnano delle mitragliette. È la guerra di camorra tra i Sarno-Ricci ed i Mariano. Nel mirino finisce, per errore, un musicista romeno che suona la fisarmonica sui treni. Si chiama Petru Birlandeanu. Ha 31 anni e viene colpito al cuore. L´omicidio è filmato dalle telecamere di sorveglianza della Cumana. Il video è stato acquisito dalla polizia e trasmesso nel fascicolo d´inchiesta della Dda di Napoli.
La prima scena riprende l´ingresso della stazione. Un normale pomeriggio. La gente passeggia. Si vedono Petru e sua moglie, Mirella. Lui ha in spalla la fisarmonica. Lei è piena di buste e di pacchi. Ciabatte ai piedi e pantaloni al polpaccio, camminano mano nella mano e si siedono vicino all´ingresso. Dalla curva sbucano quattro moto. La telecamera inquadra le mani alzate. Le armi. Sparano i killer. E sfrecciano via.
Nuova inquadratura, le porte a vetro della stazione si aprono. La gente corre al riparo. Eccoli di nuovo Petru e Mariella. Lei gli tiene la mano. La folla è impazzita. Corrono tutti. Ai tornelli Petru si accascia. Mirella cerca di aiutarlo, lo sorregge. Non ce la fa. Lei butta per terra le buste e la fisarmonica. Non si sente più l´eco dei colpi. Anche le urla si placano. Nella ripresa ci sono altri viaggiatori. C´è chi parla al telefonino. Si vede addirittura un passeggero che tenta di obliterare il biglietto. La scena si svuota. Petru è a terra. Si intravede solo il capo. Mirella è accanto a lui. È sola. Grida. Sbatte le mani nel vuoto. Salta. È sempre sola. A un certo punto una donna vestita di bianco non ce la fa ad andare via. Si ferma. È l´unica. Ma rimane a distanza. Fa dei segni con qualcosa che ha in mano. Si muove come se ci fosse una linea che non si può sorpassare.
Violenza e indifferenza. Mirella, con le mani sulla bocca piange. La stazione è ormai deserta. È l´ultima immagine.
All´indomani dell´omicidio Mirella aveva raccontato tutto: «Per 5 minuti ha parlato. Per 10, mi ha guardato fisso negli occhi e, quando io gridavo, lui scuoteva la testa e mi stringeva più forte la mano. Per mezz´ora il corpo di mio marito Petru è rimasto per terra e nessuno ha fatto niente. Ci guardavano tutti e c´era anche chi mi scattava fotografie. È arrivata un´ambulanza ma non era per noi, era per il bambino ferito (nella sparatoria è stato ferito anche un ragazzino di 14 anni, ndr). Due feriti un´ambulanza sola… per l´italiano. Agli italiani noi romeni facciamo paura e ci lasciano morire». Petru suonava la fisarmonica sulla Cumana, ma era un calciatore. Mirella dall´Italia ha portato via il corpo senza vita del marito e la carta di identità: «Io sono rom. Lui era rumeno. Era un centravanti del Poli Iasi, serie A rumena» ripeteva davanti all´obitorio.
Ora non sono più solo le parole della ragazza rom a chiedere giustizia. Ci sono le immagini. Ieri mattina Enzo Esposito, responsabile napoletano dell´opera Nomadi, è andato in questura a ritirare la fisarmonica di Petru. Esposito continua a mantenere i rapporti con Mirella. «Anche lei ha visto il video. Lo hanno trasmesso al tg rumeno – racconta Esposito – Io spero solo che passati i 40 giorni di lutto torni in Italia». Sono state avviate le pratiche per riconoscere Petru Birlandeanu come vittima di mafia. «Le conserverò la fisarmoncia – dice Esposito – sperando che Mirella davvero torni a Napoli, ma non in un campo rom. L´Italia le deve almeno questo».

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