Un «no» bipartisan ai pagliacci travestiti da ronde neonaziste

Manifesto 16/6/09
Mariangela Maturi MILANO
MILANO
Sulla questione delle «ronde nere», e dell’ormai famosa guardia nazionale italiana, ormai il dibattito è aperto, tanto è come sparare sulla Croce rossa… Intervengono tutti per dire la loro, comprese due procure (Torino e Milano) che hanno avviato «accertamenti», e così il povero Saya, improbabile animatore di marionette neonaziste, è rimasto piuttosto solo.
Il ministro dell’interno Roberto Maroni, che pochi giorni fa pontificava a Pontida sulla utilità delle ronde, ha garantito che il ddl sicurezza impedisce nella maniera più categorica il formarsi di ronde fai da te. Tradotto: la guardia nazionale può pure ritenersi congedata ancor prima della missione. «Si prevede infatti – spiega Maroni – che sia il sindaco a decidere se avvalersi delle associazioni volontarie; e queste ultime devono essere iscritte a un registro e passare al vaglio del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza». Il polverone mediatico provocato dall’organizzaronde Gaetano Saya ha attirato troppa attenzione, e i 2500 volontari sono già disoccupati. Segue a ruota Ignazio La Russa. La preoccupazione maggiore del ministro della difesa non è evitare che grumi di schegge impazzite vagabondino per la città assetate di ordine, ma salvaguardare ciò che di più caro resta di quello che fu: il simbolo del Msi. Dopo le fratture all’interno dell’estrema destra (non solo a sinistra ci si atomizza) ciò che rimaneva del Movimento sociale italiano era rimasto in mano a Saya. La Russa non ci sta, contesta alla guardia nazionale «l’uso di un simbolo che non gli appartiene, per il quale io ho chiesto alla federazione di Alleanza nazionale di promuovere azione legale per il risarcimento del danno perché il simbolo del Msi appartiene a An». Riguardo al problemuccio che costituirebbero le ronde se fossero approvate, tranquillizza blandamente: «Possiamo immaginare che a Milano mai quella associazione sarà scelta per fare le ronde».
Spostiamoci un po’, dalla casa delle libertà andiamo in casa Pd. Donatella Ferranti, capogruppo Pd nella commissione giustizia alla Camera, commenta: «Stupisce che davanti alla follia di chi vorrebbe ricreare in Italia un nuovo partito nazionalista ed una guardia nazionale, le uniche parole del ministro La Russa riguardino l’uso indebito del simbolo del Msi». Appunto. Il sindaco di Roma Alemanno si smarca con agilità dalla polemica: «Una cosa indecorosa, vergognosa, fatta da un personaggio improbabile». Questo Saya non sta particolarmente simpatico neppure dalle sue parti.
«Forte preoccupazione e profonda indignazione» arrivano dalla comunità ebraica italiana. Qualcuno comincia già a pensare, qualora l’improbabile evenienza delle ronde nere passasse, di ricostituire le brigate ebraiche per contrapporle a quelle nere. In rete, circolano anche ipotesi di «ronde rosse» e petizioni contro l’idea di Saya. Pure i sindacati di polizia mettono il veto. «Le ronde stanno alla sicurezza come i guaritori stanno alla salute», commenta Claudio Giardullo, segretario del Silp-Cgil.
A Milano, dove solo pochi giorni fa Saya ha presentato la guardia nazionale al congresso del Msi, intervengono anche i candidati alla presidenza della Provincia, per temporeggiare fino al ballottaggio di domenica. «Si torni a discutere di sicurezza, facendola fare a chi la sa fare e non a esagitati neonazisti» esordisce Filippo Penati (Pd), che tuttavia alle ronde non dice mai di no. «Escludo assolutamente che si debba dare spazio a ronde che si diano una forma paramilitare», conferma Podestà.
La ronda, insomma, non s’ha da fare. Ma solo perché chi la organizza forse ha un po’ esagerato con i riferimenti pagliacceschi al nazifascismo.

I commenti sono chiusi.