Corrado Stajano presenta domani a Palazzo Ducale il suo ultimo libro, un viaggio civile nella sua Milano e i paragoni con Genova
Giustizia, storia, passioni Le città nella peste civile
Corrado Stajano presenta domani a Palazzo Ducale il suo ultimo libro, un viaggio civile nella sua Milano e i paragoni con Genova, che lo scrittore frequenta dal “buen retiro” di Mulinetti
Dibattito con Giancarlo Caselli e Francesco Pinto, Maurizio Maggiani e Luca Borzani
La capitale “da bere” che seppe resistere alla strategia della tensione: un ricordo del magistrato Guido Galli
RAFFAELE NIRI
VOLENDO – in una storia parallela a quella di Milano – si potrebbe partire dall´Acquasola: posteggio o non posteggio, è lì sotto che sono accatastati tutti i morti della peste genovese. Oppure il discorso potrebbe iniziare dai diversi lazzaretti: a Milano ci hanno fatto sopra l´Università, a Genova Palazzo di Giustizia, e non è proprio la stessa cosa. Oppure dai luoghi della Liberazione, dalla Casa dello Studente dove venivano torturati i partigiani. O, ancora, dai giudici ammazzati dal terrorismo. Dai giornalisti. A Genova, anche dagli operai. O da piazza Alimonda, dai carabinieri che sparano «e bisognerebbe andare a vedere le analogie col caso dell´anarchico Franco Serantini», cui tanti anni fa Corrado Stajano – che oggi parla a Repubblica, dal suo buen retiro di Mulinetti – dedicò un volume.
Quando un dibattito si presta a mille sfaccettature, c´è una cosa sola da fare: andarci. L´appuntamento è per domani sera, ore 21, Salone di rappresentanza di Palazzo Tursi: Corrado Stajano presenterà il suo nuovo, bellissimo libro “La città degli untori” (Garzanti), in una serata – in ricordo del magistrato Guido Galli – organizzata in collaborazione con l´associazione nazionale magistrati. Con Stajano, il procuratore della Repubblica Giancarlo Caselli, lo scrittore Maurizio Maggiani, il magistrato e presidente di Anm Liguria Francesco Pinto, il presidente della Fondazione per la cultura Luca Borzani.
La città degli untori, ovviamente, è Milano. «Io ho sempre avuto una grande passione per i luoghi, che sono ricchi di suggestione e di storia – racconta Corrado Stajano – Nella mia lunga vita di giornalista ho fatto tante inchieste: questo è un racconto lungo, che parte dai luoghi della peste e tocca, via via, le tante stagioni di Milano».
C´è sempre questo parallelo, con Genova parente povera di Milano. «Per uno che viene da Milano, che oggi vive uno dei sui momenti più scuri, Genova è uno spazio di libertà. Milano così incupita, così rovinata, dai marciapiedi ai tetti e Genova così libera, così allegra. Forse l´unico problema analogo è il traffico: da Mulinetti prendo la corriera, per venire in città, toccare la macchina è pura pazzia. Ma – se venite dalla cupa Milano – Genova è aria di libertà».
Ne parlerà, domani sera, Stajano: dei momenti buoni di Milano (“la ricostruzione, i primi anni del centrosinistra e poi, sembra assurdo, la stagione delle bombe, piazza Fontana e dintorni, quando la città fece quadrato ed evitò i fascismi»), dei magistrati uccisi (e proprio un´intuizione su Guido Galli è uno degli spunti del libro), della brutta stagione attuale, dei protagonisti come il liberale scomodo Giulio Alonzi, “prima epurato dal Corriere fascista e poi dal Corriere postfascista”.
Ovviamente il ragionamento – spiega il presidente della Fondazione della Cultura, Luca Borzani – “non può non passare dallo svuotamento sociale, dal rapporto tra storia e memoria di una città. Milano come metafora del Paese, ma anche la città vista come un paesaggio in cui la traccia della memoria spesso svanisce”. Ed ecco l´intervento di Maurizio Maggiani (“lettore” ma anche fotografo della città) ed ecco quello del torinese Giancarlo Caselli, magistrato attentissimo agli sviluppi delle metropoli. Spiega il magistrato Francesco Pinto: «Quello che Stajano individua nel ripercorrere le vicende milanesi può considerarsi emblematico, nel momento in cui si individua la caduta in una apatica regressione antropologica, vittima del massacro della memoria, marcata da una politica piatta che considera la cultura un additivo. Proprio esaltando il ruolo della memoria ci è parso significativo che Stajano ricordi la vita professionale di Galli, modello emblematico di giudice che ha improntato la sua esistenza ai valori della Costituzione fino al sacrificio estremo».

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