Genova, tasse universitarie più care per i redditi alti
Secolo XIX 15/6/09
oggi il voto del senato accademico
Il rettore Deferrari: «E’ una svolta. Agevolazioni agli studenti migliori»
GENOVA. L’Università di Genova si prepara ad aumentare le tasse per gli studenti più abbienti. E ad introdurre, contemporaneamente, un sistema di incentivi economici per quelli più bravi. È l’essenza di una misura che sarà discussa oggi durante la riunione del Senato accademico, organo di governo dell’ateneo, e che il rettore Giacomo Deferrari non esita a definire «rivoluzionaria».
«La valorizzazione del merito è uno dei punti deboli del sistema accademico italiano. Noi abbiamo fatto un passo decisivo in quella direzione. Una svolta rivoluzionaria». L’aumento delle tasse studentesche porterà nel bilancio dell’ateneo genovese un milione di euro in più all’anno. «Quel milione – dice Deferrari – andrà a beneficio degli studenti più bravi».
I benefici saranno di due tipi. Primo, una riduzione, del 15 per cento, della seconda rata studentesca per chi entro il 30 settembre raggiunge l’80 per cento dei crediti formativi, cioèè in linea con gli esami. Secondo, un premio ai laureati. Quattrocento euro a quelli di primo livello, o triennali, che si laureano con 110 o 110 e lode. Duecento euro se il voto è compreso tra 99 e 109/110. Per i laureati quinquennali, il premio sarà rispettivamente di 500 e 300 euro. «I benefici andranno a tutti, a prescindere dal reddito famigliare», spiega Pierluigi Chiappori, docente di Filosofia del diritto e tra gli autori della riforma.
Quanto all’aumento delle tasse, saranno colpite le famiglie il cui indicatore Isee – Indicatore della situazione economica equivalente, che tiene conto di reddito, rendite, figli e coniuge a carico – supera i 43 mila euro l’anno, le tasse aumenteranno di circa 150 euro. «Ma se gli studenti sono bravi – dice Chiappori – l’aumento sarà compensato dalla riduzione della seconda rata, e poi dal premio di laurea».
Le rate diminuiranno invece per le famiglie con in indicatore Isee al di sotto dei 43 mila euro, che equivale ad un reddito di 60-70mila euro l’anno. Fino ad un massimo, anche in questo caso, di 150 euro.
L’aumento, per le fasce cosiddette alte, delle rate studentesche, e l’introduzione di incentivi per gli studenti meritevoli, è uno degli obiettivi indicati dal cosiddetto “Patto dell’Università”, firmato nel 2007 da Romano Prodi, Tommaso Padoa-Schioppa e Fabio Mussi, che all’epoca ricoprivano rispettivamente le cariche di premier, ministro dell’Economia e dell’Università, e sottoscritto anche dall’attuale governo. Secondo quel patto, è«auspicabile» che «gli atenei aumentino le tasse».
È ormai diffusa la convinzione che le tasse universitarie siano troppo basse. Mentre negli Stati Uniti gli atenei sono in buona parte mantenuti dalle rate studentesche, che variano dai 4 mila dollari l’anno per un’università pubblica agli oltre 27 mila dollari per Harvard, in Italia chi mantiene l’universitàè lo Stato attraverso l’Ffo, Fondo di finanziamento ordinario, cioè attraverso denaro pubblico pagato dal contribuente, anche da coloro che non potranno mai permettersi di mandare i propri figli all’Università.
Diversi economisti, come Roberto Perotti, autore di un recente saggio intitolato “L’università truccata”, sostengono che quello italiano sia un sistema iniquo. Dove, grazie alle tasse pagate da tutti gli onesti, i figli della borghesia possono godere di un sistema accademico a buon mercato. «È vero – ammette Deferrari – le tasse sono bassissime e devono aumentare. Ma prima di tutto devono migliorare i servizi offerti dall’università ai suoi studenti».Francesco Margioccomargiocco@ilsecoloxix.it

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