Arrivano le ronde nere, «pronte a marciare»
Manifesto 14/6/09
Il Movimento Sociale crea le proprie bande di volontari per la sicurezza e il controllo del territorio contro stranieri e leghisti. In azione appena il Senato darà via libera al ddl sicurezza. Minniti (Pd): «Fermate questo delirio» «pronte a marciare» Presentata ieri a Milano la «Guardia Nazionale Italiana» portano la camicia grigia e come simbolo esibiscono l’aquila romana i volontari NERI pronti a pattugliare le strade 24 ore su 24, affiancando le ronde padane, non appena sarà approvato dal Senato il ddl
Giorgio Salvetti MILANO
MILANO
Allarmi son fascisti. Camicia grigia (ma doveva essere color kaki), cinturone, spallaccio, cravatta, anfibi e guanti neri, pantaloni grigi con banda nera, e basco grigio con lo stemma della Guardia Nazionale Italiana (Gni-onlus): l’aquila imperiale romana. Al braccio altra fascia nera con il simbolo del Partito Nazionalista italiano: lo schwarze sonne, sole nero o svastica a dodici braccia che adorna il pavimento del castello di Wewlsburg, quartier generale delle Ss. Sono le ronde nere. Sono state presentate ieri al convegno dell’Msi-Destra italiana che si è svolto vicino a via Larga a Milano. Complimenti al ministro Maroni, questo è il risultato del decreto sicurezza. A quando l’olio di ricino?
«Fermate questo delirio – chiede il ministro ombra del Pd alla sicurezza Marco Minniti – dopo le camicie verdi, ecco le camicie grigie. E’ esatta la previsione di una cattiva partitizzazione della sicurezza. E’ un colpo al cuore ai principi di ogni democrazia liberale». Il senatore Fiano (Pd) chiede che la magistratura indaghi. Peccato che i due piddini dimentichino che anche lo sceriffo del Pd, Filippo Penati, ha promesso soldi della provincia di Milano a ronde amiche. A Massimo Donadi, capogruppo alla Camera dell’Idv, le ronde nere ricordano le «Sa di Ernst Rohm da cui nacquero le Ss».
Il sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano assicura che queste ronde non saranno ammesse: «Le associazioni di volontari non armati non potranno essere espressione di forze politiche, sindacali o tifoserie». Ma anche se quella di ieri fosse una pagliacciata, c’è da preoccuparsi sul serio. La Guardia Nazionale Italiana costituisce il braccio paramilitare, per ora armato solo di torce e telefonino, del Partito nazionale italiano, una formazione politica nata al convengo di ieri come emanazione dell’Msi con l’ambizione di presentarsi alle prossime elezioni nel nord Italia per contrapporsi ai padani della Lega. Gli appartenenti alla Guardia (dicono di essere 2100) sarebbero per il 30% ex agenti delle forze dell’ordine. Il loro comandante è il colonnello dei carabinieri in riserva, Augusto Calzetta, 67 anni, di Massa Carrara. Il colonnello vanta l’arresto di Ovidio Bompressi, indagini sul mostro di Barbagli e sul sequestro dell’Achille Lauro. Un anno fa è stato arrestato perché sospettato di essere coinvolto in una storia di speculazioni sulle cremazioni. All’accusa risponde con un alzata di spalle: «Tutte frottole». Presidente Nazionale della Gni è il giovane ex alpino Maurizio Correnti di Torino.
Ieri Gaetano Saia ha lasciato la direzione dell’Msi alla moglie, Maria Antonietta Cannizzaro, amica del premier Berlusconi. Saia si dedicherà anima e corpo alla nuova formazione politica del Pni che promuove e finanzia le «ronde nere». Ecco il programma del Pni: pena di morte per usurai, profittatori e politicanti, lotta contro il parlamentarismo corruttore, forte potere centrale dello stato, camere sindacali e professionali, diritti di cittadinanza e accesso alle cariche pubbliche solo per chi ha sangue italiano, stop all’immigrazione e espulsione di tutti gli immigrati in Italia dopo il 31 dicembre 1977, divieto di pubblicazione dei giornali che contrastano con l’interesse della comunità. L’Msi e il Pni appoggeranno sempre Berlusconi che Saia ammira così come odia Gianfranco Fini. Saia è ex agente segreto della Nato, ex gladiatore legato al Sismi. Nel 2003 cercò di creare un gruppo di «Camicie grigie» chiamato «Reparto di protezione civile». Nel 2005 è stato arrestato nell’ambito della vicenda dei servizi paralleli in qualità di capo del Dipartimento studi strategici antiterrorismo (Dssa) che dirigeva con Riccardo Sindoca. Ma lui sostiene di essere stato vittima di una cospirazione orchestrata dagli agenti deviati di Marco Mancini, finito nei guai per il rapimento di Abu Omar.
Nonostante tutto ciò, la Guardia nazionale si definisce apartitica e apolitica, aperta a destra e a sinistra, con l’unico scopo di contribuire alla sicurezza dei cittadini. «La politica non c’entra – sostiene il coordinatore nazionale Giuseppe Giganti. Quanto al fascismo, sarebbe «un’ideologia anacronistica che fa parte della storia. Se sono le divise a creare dubbi, assicura Giganti – possiamo anche cambiarle». E non si parli di razzismo, tratteranno tutti allo stesso modo, assicurano. Perché, come dice Saia, «gli immigrati sono l’ ultimo problema, il pericolo sono i secessionisti della Lega. E’ questa gente che dovrà fare i conti con la nostra Guardia. Che la Lega stia attenta a dove va».
Grigi contro verdi e tutti contro i negri. ora sì che ci sentiamo più sicuri, Viva Maroni, viva l’Italia.

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