Addio a Ivan Della Mea, compagno e militante della canzone italiana

* AUDIO: L’Internazionale di Della Mea

Ieri, martedì 16 giugno, alle ore 11, presso il “suo” Circolo Arci Corvetto in via Oglio 21 a Milano, il saluto degli amici e dei familiari e l’abbraccio dei compagni dell’istituto Ernesto de Martino.

Addio compagno Ivan  (L’editoriale di Paolo Beni  su ArciReport 22)

All’improvviso, Ivan della Mea ci ha lasciati per sempre. Ci mancheranno le sue canzoni bellissime, la sua passione politica, la vena polemica sempre condita di ironia, la voglia inesauribile di discutere e di convincerti che non è ora di rassegnarsi, che non è finito il tempo della lotta.
Con lui se ne va non solo uno dei grandi protagonisti della canzone politica degli anni ’60 e ’70, ma un pezzo fondamentale della cultura della sinistra italiana. Con Giovanna Marini, Amodei, Bertelli e tanti altri, diede vita alla straordinaria esperienza del Nuovo canzoniere italiano, nato dall’incontro fra la più colta tradizione musicale popolare e i movimenti del ’68. Cantare le ingiustizie sociali, le lotte e le speranze del popolo, era tutt’uno con la sua idea di una militanza totale, che non separa mai la politica dalle passioni umane, perché la lotta per una società di giustizia si nutre anche di poesia e d‘amore.
Ci lascia una ricca produzione discografica, pezzi destinati a restare nella storia della canzone popolare, lavori teatrali indimenticabili, una quantità di articoli e di saggi. Artista originale e ribelle, rivoluzionario nell’animo e profondamente non violento, insofferente verso le ipocrisie della bassa politica, era convinto che per cambiare le cose serve la cultura che ci fa prendere coscienza, e che anche le canzoni aiutano a lottare per la libertà.
Non temeva di essere considerato uomo d’altri tempi, e non aveva intenzione di cedere alle mode, convinto di poter dire ancora molto col suo stile e con quella voce inconfondibile, sempre più spesso segnata negli ultimi tempi da intonazioni aspre, quasi a voler gridare la sua rabbia di fronte alla regressione culturale di questi tempi bui per la democrazia. Era socio e dirigente dell’Arci, per anni presidente del circolo Corvetto a Milano. Aveva un grande affetto per l’Arci e un’enorme fiducia nel suo compito di educazione popolare. Un compagno vero, di quelli che ti lasciano cose importanti anche quando non ci sono più. Ci ha lasciato canzoni ed emozioni, e la sua voglia inesauribile di continuare a lottare.

MILANO – Era uno dei militanti della canzone italiana. Ivan Della Mea è morto la notte scorsa all’ospedale San Paolo di Milano. Aveva 69 anni. Cantautore, poeta e scrittore nato a Lucca il 16 ottobre 1940, si era presto trasferito a Milano dove, insieme a Gianni Bosio, fu tra i fondatori del Nuovo Canzoniere Italiano, il cenacolo di artisti e intellettuali che ha segnato lo sviluppo della canzone di protesta italiana.

Nella lunga carriera di Ivan Della Mea musica e militanza nelle forze della sinistra sono unite sin dall’inizio. Le sue prime incisioni compaiono in Canti e inni socialisti, compilation prodotta nel 1962 per il 70° anniversario del Partito Socialista Italiano. La tradizione politica del folk italiano è stata sempre la sua costante ispirazione, sin dai primi lavori. Come Ballate della piccola e della grande violenza, lp uscito per l’etichetta discografica Dischi del Sole, la stessa di Giovanna Marini e Paolo Pietrangeli.

Negli anni ’60 le canzoni di Della Mea e degli altri esponenti del Nuovo Canzoniere fanno da colonna sonora alle proteste degli studenti e degli operai. Del 1972 una delle sue canzoni più famose, Ballata per Ciriaco Saldutto, è dedicata a uno studente torinese morto suicida dopo essere stato bocciato.

La ricerca musicologica lo porta a confrontarsi anche con la composizione in dialetto. Sua la celebre El me Gatt, considerata una delle più importanti canzoni di protesta italiane.

La passione per la ricerca musicale lo porta negli anni ’90 a dirigere l’Istituto De Martino, una delle istituzioni più prestigiose dell’antropologia musicale italiana.

Artista a tutto tondo, Ivan Della Mea ha avuto anche esperienza cinematografiche e letterarie. Nel 1969 partecipa alla scrittura della sceneggiatura di Tepepa, cult movie dello spaghetti western interpretato da Tomas Milian e Orson Welles. Con Roberto Benigni partecipa nel 1979 a I Giorni Cantati di Paolo Pietrangeli. Tra le sue opere letterarie Il sasso dentro del 1990 e Sveglia nel buio del 1997. Per Jaca Book era uscita quest’anno la sua autobiografia Se la vita ti da uno schiaffo. Giornalista pubblicista ha curato rubriche per L’Unità e per Liberazione e ha collaborato a lungo con il Manifesto.

Iscritto per la prima volta al Pci nel 1956, Della Mea aveva sempre seguito con attenzione il dibattito interno alla sinistra italiana. Nel 2007, in una dura requisitoria contro l’allora presidente della Camera Fausto Bertinotti, aveva scritto: “Noi siamo stati l’etica della sinistra, quella che è stata distrutta nel nome della ragione di partito. E’ questo l’errore più grave che non abbiamo saputo o voluto vedere”. In una delle ultime interviste, rilasciata a Liberazione il 15 maggio scorso, Della Mea aveva svolto una riflessione sugli obiettivi comuni della sinistra italiana: “Credo sia molto importante combattere a fondo contro il berlusconismo, perché è trasversale, tocca tutti, sia a destra che a sinistra. C’è bisogno di politica vera, fatta per strada, che venga fuori dalle proprie stanze”.

(14 giugno 2009)

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