Silenzio , non si indaga

Manifesto 12/6/09
Tra le polemiche la Camera dà il via libera al ddl Alfano sulle intercettazioni. Con il voto segreto anche 21 sì dell’opposizione. L’Anm: «In questo modo i delinquenti rimarranno impuniti»
Stefano Milani
La formalità del voto blindato alla Camera dà il via libera al disegno di legge Alfano, più noto come ddl intercettazioni. Senza troppi patemi d’animo gli yes man del Pdl votano compatti pur nel segreto dell’urna. Anzi sono gli altri, quelli dell’opposizione, che nel chiuso dell’anonimato antepongono gli interessi privati a quelli di partito. Calcolatrice alla mano, nei 318 sì (224 no e un astenuto) ce ne sono 21 arrivati sicuramente dagli scranni del centrosinistra. «Numeri importanti che vanno oltre la maggioranza», dice soddisfatto il vicepresidente dei deputati del Pdl, Osvaldo Napoli. «È chiaro che alla votazione finale vi sono stati parlamentari dell’opposizione, per lo più ex democristiani, che hanno votato a favore del provvedimento». Dalemiani, ex margherita, i sospettati maggiori. E c’è chi parla anche di un duello tutto interno al Pd in vista del congresso. Ma non fa in tempo a partire la caccia al «traditore» che l’aula di Montecitorio si trasforma in uno stadio. Con tanto di cori e manifesti listati a lutto. «Libertà di informazione cancellata», «Pdl: proteggiamo delinquenti e ladri», fino al classico «Vergogna», sono i cartelloni che si alzano dai banchi dell’Italia dei Valori. Di risposta arriva il grido «Buffoni, buffoni» dalla “curva” pidiellina. Un «testa vuota» era volato già prima in aula, dai deputati della Lega durante l’intervento del capogruppo Idv Massimo Donadi, che anche ieri ha usato parole di fuoco per bocciare il disegno di legge.
Tra le due coalizioni litiganti, il ministro Alfano gode: «Il voto segreto ci ha premiato, visto che nel computo dei voti a favore ci sono 21 voti. Significa che circa il 20% dell’opposizione condivide le nostre tesi». Ora, promette il guardasigilli, «chiederemo una rapida lettura da parte del Senato», perché «crediamo di aver prodotto un testo che dopo un anno di lavoro ha raggiunto un punto di equilibrio ragguardevole tra la tutela della privacy e delle indagini, l’articolo 15 e l’articolo 21 della Costituzione». Visibilmente soddisfatto è anche il premier Berlusconi, presente in aula al momento del voto. C’è però qualche mal di pancia all’interno della maggioranza che vorrebbe qualche modifica prima del definitivo al Senato. Specialmente sulla parte che riguarda la lotta alla mafia. Fabio Granata (Pdl), vicepresidente della commissione parlamentare Antimafia mette le mani avanti e si augura che non solo «il contrasto alle mafie resti al centro dell’agenda politica nazionale», ma soprattutto che «gli strumenti di indagine e repressione restino integri per la magistratura, anche nei confronti dei reati collegati, come quelli relativi al traffico illecito di rifiuti». Chissà se il ministro Alfano ascolterà almeno qualcuno dei suoi. Al contrario di quanto fatto da chi, un minuto dopo l’approvazione del ddl, ha alzato più di un dubbio sulla bontà del disegno di legge che porta il suo nome.
Anche ieri nuove critiche sono arrivate dall’associazione nazionale magistrati, stavolta direttamente per bocca del presidente Luca Palamara secondo cui questo ddl rappresenta «un duro colpo allo svolgimento dell’attività investigativa». Il rischio è che i «delinquenti non verranno scoperti e puniti», continua Palamara, «soprattutto quelli che commettono i reati più insidiosi, penso a rapinatori e stupratori». Ne sono convinti anche le forze dell’ordine. «Siamo certi – si legge in una nota dell’associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp) – che hanno brindato assassini, usurai, estortori, rapinatori, spacciatori e trafficanti di droga». Il maxiemendamento del governo approvato dalla Camera al comma 2 recita: «È consentita l’intercettazione di comunicazione fra presenti solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposto si stia svolgendo l’attività criminosa». Ciò significa, sottolinea l’Anfp, che per esempio «non si potrà più mettere una microspia: a casa dell’amante di un pericoloso latitante per avere tracce che ci permettano di arrestarlo; in una sala da biliardo dove tre noti rapinatori progettano un colpo con le armi ai danni di un portavalori blindato; né si potrà istallare la microspia al bar di fronte al comune per ascoltare i faccendieri che hanno programmato di corrompere un assessore». Alla faccia della sicurezza tanto sbandierata da questo governo.

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