Retata anti-terroristi, 5 arresti “Volevano ricostituire le Br”

Repubblica 12-06-09

Armi e messaggi in codice. “Pronto attentato al G8 della Maddalena”
Tra i 15 indagati anche il figlio dell´ex bierre Pietro Morlacchi, Ernesto

Bombardare» le navi del G8 alla Maddalena con «modellini radiocomandati», dopo essersi avvicinati all´isola sulla barca di «un pescatore meticcio». Un´azione senza vittime che avrebbe fatto il giro del mondo. E che avrebbe comportato il rischio di «dieci anni di galera». Era questo il piano di cinque presunti terroristi che volevano la ricostituzione del Partito armato «nel solco tracciato dalle Brigate Rosse-Partito comunista combattente» di cui avevano ereditato l´obiettivo di «attaccare il cuore dello Stato».
In manette cinque persone: in carcere è finito quello che la Digos di Roma e la procura della Repubblica della Capitale considerano il capo della cellula terroristica, l´ex Br Luigi Fallico, 57 anni, soprannominato oggi “il corniciaio”, e “il gatto” ai tempi della militanza – come fiancheggiatore – del partito armato negli anni ´70. In carcere sono finiti anche Bruno Bellomonte,
esponente dell´indipendentismo sardo, 60 anni, arrestato mentre era a Roma per incontrare Fallico. Beniamino Vincenzi, 38 anni, Riccardo Porcile, 39 anni, genovese. Gianfranco Zoja, anch´egli di Genova, è stato sottoposto a fermo.
Nell´inchiesta vi sono 15 indagati tra cui Ernesto Morlacchi, figlio dell´ex Br Pierino Morlacchi. Per tutti le accuse sono di banda armata, associazione eversiva ed armi. Se il progetto di attentato alla Maddalena – poi sfumato per il trasferimento del G8 all´Aquila – è emerso dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, gli investigatori non hanno ancora saputo spiegare il perché i 5 avessero da poco dissotterrato una borsa scoperta durante una perquisizione a Genova contenente una bomba a mano, una pistola con puntatore laser e una mitraglietta con silenziatore.
Il Questore di Roma Giuseppe Caruso ha smentito che il gruppo eversivo stesse preparando un attentato al G8 previsto a luglio a L´Aquila. Il ministro dell´Interno Roberto Maroni, ha espresso preoccupazione per la presenza della cellula brigatista a Roma, all´indomani delle elezioni, durante la visita a Gheddafi, e a poche settimane dal G8. «Ci sono nomi noti – ha dichiarato il titolare del Viminale – ma ci sono nomi finora sconosciuti: questa è la cosa preoccupante che dimostra che non sono solo i vecchi che stanno cercando di rifare qualche cosa che non sono riusciti a fare nel passato, ma che c´è il tentativo di reclutare nuove adesioni a questo progetto».
Mentre su Facebook nascono gruppi pro Brigate Rosse, le indagini dirette dalla procura di Roma, e coordinate dall´Ucigos del prefetto Carlo De Stefano, hanno trovato un collegamento fra uno degli arrestati, Fallico, e le Bierre di Nadia Lioce. Il “corniciaio”, allora, era completamente sfuggito all´inchiesta. Ma è stato lui stesso a tradirsi, vantandosi con l´indipendentista sardo Bellomonte di aver «visto la Lioce piangere, porella». Secondo gli investigatori, Fallico non avrebbe potuto aver visto le lacrime della brigatista se non facendo parte della struttura eversiva. Anche se non si sa ancora che ruolo ricoprisse, gli investigatori sperano che da questi arresti possano scaturire sviluppi investigativi sugli omicidi D´Antona e Biagi. E si possa arrivare all´arma usata per i due omicidi, mai trovata.

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