E ora gli immigrati tornano a casa “Grazie Italia, ma non ci servi più”
Repubblica 12-06-09
La crisi aiuta il fenomeno dei rimpatri, ma si rientra anche per scelta
Abdellah e Khalid sono tornati a casa. «Lavoravamo a Torino in un´azienda di riciclaggio di pneumatici, per 25 euro al giorno. Con la crisi, il salario si è dimezzato e abbiamo preferito tornare in Marocco». Coi risparmi, Abdellah e Khalid hanno comprato un piccolo autolavaggio a Rabat. Eccoli i nomadi del lavoro: migranti che fanno a ritroso il viaggio che li ha portati in Italia. Chi sono? Innanzitutto marocchini e albanesi. «Si tratta di immigrati stabili, con la carta di soggiorno – spiega Pino Gulia, responsabile immigrazione del patronato Acli – che tornano in patria, per soggiorni lunghi e avviano attività in proprio. Spesso fanno la spola con l´Italia, dove lasciano la famiglia». È il caso di Mohammed, cuoco a Milano, che da qualche mese ha aperto un grande ristorante ad Agadir. «Poi ci sono quelli che tornano definitivamente a casa – racconta Gulia – perché hanno concluso il proprio progetto migratorio o perché colpiti dalla crisi». Come quella famiglia polacca, che ha lasciato Roma e ha aperto un bed&breakfast a Cracovia.
Secondo le stime della Uil, circa 142mila lavoratori stranieri resteranno senza lavoro nel 2009. Il primo riflesso della crisi lo si vede sui flussi di denaro: in Lombardia il volume delle rimesse è passato dai 777 milioni del 2006, ai 756 del 2007, per arrivare ai 704 milioni del 2008. Chi perde il lavoro si sposta in un´altra provincia o in un altro paese dell´area Schengen. Oppure torna a casa. Secondo il sito web “Maghrebia.com”, nelle strade del Marocco si notano sempre più spesso auto con targa europea e nei primi mesi del 2009 gli arrivi in aereo di marocchini sono aumentati del 38%. Quanto alle rimesse, secondo il direttore del Tesoro, Zouhair Chorfi, già nel 2008 c´è stata una flessione del 2% e nel marzo 2009 del 15%.
Negli ultimi 12 mesi, 300 stranieri si sono rivolti alla Caritas Veneziana con questa richiesta: aiutateci a tornare a casa. Dal canto suo, il comune di Vicenza ha stanziato 50mila euro per avviare un programma di rimpatri “mutuati”, insieme alla Caritas. «Negli ultimi quattro anni abbiamo già rimpatriato 78 immigrati – spiega don Giovanni Sandonà direttore della Caritas di Vicenza – in maggioranza donne sole con figli e nuclei familiari in difficoltà». Anche l´OIM (Organizzazione internazionale per le migrazioni) ogni anno assiste circa 200 migranti a tornare in patria. «Si tratta di rimpatri volontari di vittime di tratta e casi umanitari – racconta Simona Moscarelli, esperto legale dell´Oim – ma se viene introdotto il reato d´immigrazione clandestina salta tutto. Sarà impossibile segnalarli al Viminale, perché scatterebbe automatica la denuncia». Pure le Acli Colf assistono al fenomeno del ritorno di colf e badanti nel loro Paese d´origine. Ma il ricambio è garantito. Il nuovo flusso? Le lavoratrici georgiane.

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