Canotti e vernice, l’Onda contesta in un ateneo

Manifesto 12/6/09

militarizzato
(g.r.s.)
Un ateneo militarizzato. Polizia e carabinieri ovunque. Eppure gli studenti dell’Onda sono «armati» solo di canotti gonfiabili e vernice rossa che verrà lanciata sulle forze dell’ordine in difesa dell’Aula Magna della Sapienza, dove parla Gheddafi. La celere risponderà con alcune cariche di alleggerimento. Il concentramento dei giovani inizia il mattino presto, sotto la facoltà di Lettere. Con loro anche alcuni migranti di Action e del Coordinamento lotta per la casa. Qualche centinaia in totale. Mostrano, in cima ai cartelli, San Papier il santo protettore dei clandestini che tiene nella mano sinistra il globo terrestre. «Siamo qui – dice Francesco, ricercatore universitario – per contestare il pacchetto sicurezza e la politica scellerata dei respingimenti di cui Gheddafi insieme al nostro governo è responsabile». Passano i minuti e la celere e gli uomini dei servizi libici aumentano a vista d’occhio. «Il rettore Frati ha militarizzato l’ateneo – spiega l’Onda – è un precedente gravissimo, vogliono reprimere il dissenso». E non è la prima volta che avviene ai danni degli studenti che, all’improvviso, gonfiano alcuni canotti, per ricordare come i «viaggi della speranza si trasformano, sempre più spesso, in viaggi di morte», e cercano di forzare il blocco delle forze dell’ordine. Qualche momento di tensione con i manifestanti, attenti a schivare le manganellate che piovono sulle teste, che ritornano a Lettere per organizzare un dibattito sul «diritto di fuga» dei migranti. Intanto sempre nel pomeriggio il collettivo «Black Out» sfida il divieto organizzando una partita di calcetto di fronte villa Pamphili. Indossano la maglietta «No Gheddafi, la tenda piantala a villa Certosa». La Digos interviene subito per far togliere le maglie, i giovani terminano la partita a torso nudo.

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